di Gloria Callarelli
Colpo di scena nella prima udienza del processo d’appello sulla manifestazione No Green Pass del 9 ottobre 2021. La polizia giudiziaria, in particolare la Digos, ha emesso, intestandolo direttamente la richiesta al sostituto procuratore generale, Lombardo Scavo, la richiesta di misura cautelare di ritiro del passaporto a Roberto Fiore e Luca Castellini. La richiesta è assolutamente anomala e rappresenta un autogol evidentemente di natura politica: perchè, infatti, essa viene avanzata anzitempo, prima del pronunciamento della Corte in una sentenza. Inoltre: perchè viene emessa solo nei confronti del segretario e del vicesegretario del movimento politico Forza Nuova? Ricordiamo che sono decine gli imputati per i fatti della CGIL. Dunque perchè solo a loro? Vi è un intento di repressione politica? Appare evidente. Inoltre lascia pensare che solo per una dichiarazione di polizia giudiziaria, nemmeno argomentata in modo soddisfacente, la procura generale scomodi la corte.
CHE FINE HA FATTO COLUI “L’INFILTRATO”?
Preme, infine, ricordare che, affinchè venga richiesta una misura di questo tipo, il pericolo di fuga deve essere concreto e attuale: individuare, quindi, elementi specifici che possano far ritenere concretizzabile l’esigenza cautelare. Nella richiesta le motivazioni sono, invece, dichiaratamente politiche oltre che formulate in modo pressochè astratto. Scrivono infatti i funzionari Digos della questura di Roma: “…è emerso un rinnovato vigoroso attivismo politico del Fiore che, nella sua veste di segretario ha organizzato numerosi incontri in tutto il territorio nazionale nonchè a livello europeo…” e ancora “…il protagonismo di Fiore nelle dinamiche di estrema destra sta proseguendo e si sta rinvigorendo anche nell’ultimo periodo…”. Quindi? Verrebbe da chiedersi.
GIUSTIZIA E VERITA’ PER CHI PROTESTO’ IL 9 OTTOBRE: FIRMA LA PETIZIONE
Quindi, rispondiamo noi, vi è chiaramente, leggendo queste parole, un riferimento all’azione politica di Fiore, non certo a comportamenti anomali, reati o presunti tali. Sarebbe questo, dunque, il vero motivo di questo processo? Ha ragione Piantedosi quando parla di diverso trattamento a seconda della colorazione politica? Sarebbe questa, la giustizia italiana? La discriminazione politica in Italia non è reato, mentre quella etnico-religiosa sì. Sarebbe il caso di rivalutare anche questo in seno ad una vera e radicale riforma della giustizia e non alle briciole lasciate per far scannare politicanti e saltimbanchi e accontentare, molto modestamente, quello che è per loro il “popolino”.
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Non sono riusciti a fare la “scalata” all’interno di Forza Nuova ,come hanno fatto con altri partiti in altre nazioni europee,per orientarla a loro piacimento, e usano, quindi, la repressione politica,dopo aver fatto uso di azioni di sabotaggio con infiltrazioni. In ogni caso, è evidente il tentativo di repressione politica.
troppo palese e senza vergogna. sulla pelle delle persone
una vergogna