di Redazione
Un colpo secco, non una carezza. Nel suo comunicato, Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, riduce tutto a una linea semplice: votare SÌ per mettere pressione alle Procure.
Nel mirino c’è una magistratura ritenuta sempre più potente e, secondo questa visione, sempre meno neutrale. Fiore richiama un passato in cui — a suo dire — la giustizia era più compatta, meno esposta a divisioni e influenze. Oggi, invece, parla di sfiducia, di casi controversi, di istituzioni che avrebbero smarrito la loro funzione originaria.
Il SÌ, quindi, non viene presentato come la soluzione ai problemi del Paese. È piuttosto un richiamo politico: un modo certo insufficiente, ma pur sempre un modo, per disturbare, per incrinare equilibri intoccabili. Non promette rivoluzioni, ma se non altro è un segnale ad una Magistratura sempre più ingiusta e politicizzata.
COMUNICATO
PERCHÉ VOTARE SÌ
Il motivo per votare SÌ è uno e uno solo: indebolire la protervia delle Procure. L’interessante articolo dell’avv. Nicola Trisciuoglio, pubblicato su fahrenheit2022.it, spiega che la visione della giustizia che portò alla Riforma Grandi e Rocco si sviluppò in una concezione di Stato e di Popolo intimamente collegati, che avevano la ricerca della verità come missione. I magistrati erano formati in una scuola di diritto avulsa dalle correnti ed ispirata da un’alta concezione dello Stato: l’umile ed il ricco erano trattati allo stesso modo… non vi erano casi in cui l’opinione pubblica si potesse dividere. Garlasco, la strage di Erba, come il processo del 9 ottobre, appartengono a questi ultimi 50 anni di storia in cui, guarda un po’, i casi di malagiustizia si sono moltiplicati per mille.
Inoltre, istituti come il Tribunale dei Minorenni nacquero per correggere le devianze giovanili, mentre negli ultimi 40 anni si sono trasformati in agenzie di demolizione della famiglia e di controllo delle adozioni. Per non parlare della DDA che, come ha detto Striano, si è trasformata, sotto De Raho e Prestipino, in un’agenzia di ascolto per politici ed imprenditori più che di terroristi e mafiosi.
Pertanto: votare SÌ non cambierà nulla delle grandi questioni, salvo infastidire quella magistratura che ha permesso il proliferare delle mafie, ha ostacolato il tentativo (maldestro) di mettere un freno all’immigrazione ed ha, negli ultimi tempi, messo in piedi veri e propri processi politici.
Roberto Fiore
Segretario Nazionale Forza Nuova





Votare SI cambierà due questioni (magari non grandi, ma certamente non trascurabili).
Innanzitutto, si passerà dall’unitarietà organizzativa dei magistrati alla separazione delle carriere. Ma vi sembra normale che, in qualsiasi ambito, il controllore e il controllato facciano parte della medesima corporazione che decide su trasferimenti, assegnazioni, promozioni e provvedimenti disciplinari? Dal punto di vista teorico, a me pare una cosa totalmente abnorme. E, sul piano pratico, cosa determina questa unitarietà organizzativa? Determina che, quando il pubblico ministero (PM) propone un’ipotesi accusatoria che il giudice per le indagini preliminari (GIP) deve accogliere o respingere, la richiesta del PM viene accolta nel 98% dei casi. Questo vuol dire che il GIP non fa da filtro, non opera alcuna selezione tra le ipotesi accusatorie ben motivate e quelle infondate, ma lascia passare tutto. Risultato: si fanno molti processi completamente inutili, ma che producono un allungamento dei tempi della giustizia e sottopongono gli imputati incolpevoli a spese, perdite di tempo e stress. Perché questo accade? Perché il PM (accusatore) e il GIP (decisore) sono colleghi… e, si sa, tra colleghi… Ebbene, è proprio questa colleganza che la riforma costituzionale eliminerà.
Seconda questione: come verranno eletti i componenti del CSM? Fino ad oggi sono stati eletti dalle correnti, associazioni private che esercitano un condizionamento schiacciante su un organo pubblico. Con questa riforma costituzionale si passerà al sorteggio, e le correnti non potranno più influenzare gli eletti. Sarebbe ingenuo credere che il sorteggio, o qualsiasi altro metodo di elezione, garantisca l’assoluta imparzialità del magistrato nell’adempimento delle sue funzioni. I magistrati sono persone come tutte le altre e, come tali, hanno difetti, interessi, orientamenti culturali e opinioni politiche che inevitabilmente condizionano le loro decisioni. Ma una cosa è certa: con il sorteggio dei membri dei rispettivi organi di autogoverno, giudici e pubblici ministeri saranno liberati dal pernicioso potere delle correnti, vero e proprio cancro della magistratura.
E chi sceglie i candidati da sorteggiare? Chi decide chi saranno quelli da ammettere al sorteggio?