di Gloria Callarelli

Le scene di giubilo a sfondo rosso di certa parte della Magistratura, all’esito del referendum sulla separazione delle carriere con la vittoria del NO, ci offre lo spunto per due ragionamenti.

Il primo: è innegabile e da oggi quanto più evidente la politicizzazione della Magistratura. Lo sapevamo già, soprattutto chi per qualche motivo si è trovato a doverne avere, purtroppo, a che fare. Ma una tale uscita allo scoperto fa riflettere e impone un ragionamento a tutti, anche a coloro che hanno votato NO e hanno potuto assistere con i loro occhi a queste sceneggiate: i processi politici esistono eccome. La Giustizia non è giusta ed è il braccio dei poteri forti, di quell’antifascismo che è il vero male nella dialettica politica e nelle dinamiche sociali, visto che in nome di questa ideologia si può attaccare e distruggere un popolo e agire in modo non imparziale mandando in carcere uomini innocenti, magari padri di famiglia, con l’unica colpa di voler alzare la testa e difendere le proprie idee e libertà. Lo abbiamo già visto: ultimo in ordine cronologico il processo contro la manifestazione No green Pass del 9 ottobre 2021. Otto anni e mezzo di galera a capi politici che non fanno nulla di illegale, anzi: non toccano nemmeno una penna, nè tantomeno alzano un dito. Ma magari si oppongono al pensiero unico, o al potere di Big Pharma e delle massonerie. Perchè questo antifascismo è cieco, gestisce il potere nelle sue lobby, è spietato e non ammette, esso sì, il minimo confronto o qualsivoglia opposizione. Perchè vuole il controllo assoluto dell’individuo, del suo corpo e persino del suo pensiero. Altro che. Non stupisca, dunque, se sentiamo parlare di fascismo come male assoluto, in tutte le scuole, nei giornali e, appunto, nei tribunali: parte tutto da questi poteri che temono chi si ribella, temono chi è portatore di giustizia, ordine e verità. Vale proprio la pena, dunque, capire definitivamente e senza vergogna da che parte stare.

Secondo. Scene di giubilo, spumante, fuochi d’artificio. Abbiamo visto scene patetiche di un potere, bandiere rosse alla mano e canti alla “Bella Ciao“, che nemmeno nel 1945. Questi, oggi, a ottant’anni di distanza, pare hanno vinto ancora la guerra… Un atteggiamento puerile, commiserevole. Questi sono lo stesso potere, sono lo stesso braccio che agisce da allora. Ma sono anche la stessa mente. Sono la lobby, che si è palesata. E’ un potere che deve conservare sè stesso e lo può fare, agevolmente e indisturbato, nelle aule dei tribunali. Perchè la legge non è uguale per tutti.

Resta un dato. Più che la gioia, alla fine, questi atteggiamenti tradiscono una certa paura. La paura di perdere i propri privilegi. La paura di essere scoperti nella Casta e nella schiavitù di cui fanno parte. La paura di vedere messo in pericolo il proprio misero potere. Che comunque è e sarà sempre poca cosa di fronte alla responsabilità che hanno. Che comunque non entreranno mai nella storia ma saranno solo di passaggio, loro con i loro errori, al contrario di giganti quali il beato Rosario Angelo Livatino. Che comunque, infine, è bene che, dopo i festeggiamenti, tutti questi giudici politicizzati e menefreghisti si guardino allo specchio e si ricordino: se in questa vita si possono pure aggiustare tra di loro, è nell’altra che andranno davanti a quello che è il vero Giudice Supremo. Colui che, Lui sì, in modo giusto li giudicherà. E farà giustizia. E non vi sarà nè appello nè Cassazione, nè massonerie nè amici degli amici. Sarà solo pianto e stridore di denti.

 

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