di Gloria Callarelli (foto: elaborazione di immagine da Euronews.com)
Un tracollo. La sconfitta degli azzurri contro la Bosnia ai rigori, nell’ultima gara utile per le qualificazioni ai Mondiali 2026, ci offre un assist per imporre una riflessione sull’Italia di oggi, a 360 gradi, calcio compreso.
L’Italia, innanzitutto, è un Paese molle. Uno Stato senza spina dorsale, che ha perso la sua grinta, la sua guida. Non siamo più una potenza, non siamo più un vanto. Siamo divisi, diversi. Siamo diventati deboli: non abbiamo protetto la nostra forza lavoro, la nostra forza imprenditoriale, il nostro genio, le nostre terre, le nostre donne, i nostri uomini e i nostri figli. Soccombiamo a politiche LGBT, a roba da femminucce e ci scandalizziamo per quella che era la filosofia patriarcale, dove l’uomo faceva l’uomo e si cresceva con i valori. Non difendiamo più i nostri figli nelle scuole: che l’ANPI, le stupidaggini dell’Agenda 2030 o i corsi sessuali alle elementari se li piglino insomma. Non li difendiamo nello sport. Nelle stesse squadre di calcio di paese sono oramai più i bambini stranieri, ipercoccolati per qualche strano fenomeno di eccesso di buonismo che finirà per distruggerci tutti. Non li difendiamo dal consumismo, non gli diamo la minima formazione o cultura; compiti oggi relegati, purtroppo, al professore (rosso) di turno.
Anzi. Non li facciamo nemmeno più i figli. Ci preoccupiamo più di salvare gli animali che non i bambini ammazzati quotidianamente dall’aborto. Però, tutto il contrario di tutto: perchè siamo pochi, come Stato regolarizziamo senza tregua immigrati che nulla hanno a che vedere con la nostra cultura: gente che invade piazze, città, che bivacca, spaccia, violenta, uccide. L’assurdo. Siamo costretti a non uscire di casa la sera. Abbiamo accettato genitore 1 e genitore 2, abbiamo accettato l’aula scolastica senza crocifisso. Le nostre città imbrattate, imbruttite. I benzinai conquistati dai pakistani, i parrucchieri dai cinesi, i ristoranti dagli indiani e i fruttivendoli dai bengalesi. Alberghi da tutti questi contemporaneamente. Mangiamo panini americani o kebab, dimenticandoci della nostra storia culinaria. Abbiamo accettato che ci comprassero la Moda, la Fiat, Alitalia. Abbiamo accettato di essere uno Stato vassallo. E, ahimè, non ci facciamo, ormai, nemmeno più caso a tutto questo.
Abbiamo accettato lo strapotere dei finanzieri sionisti, solo perchè vengono chiamati, poverini, filantropi. Abbiamo quindi obbedito a Big Pharma, accettato che ci trattassero come delinquenti, solo perchè abbiamo protestato contro chi voleva toglierci il lavoro, strappare il pane dalla bocca dei nostri figli. Accogliamo come fosse chissà chi un riccone sionista sproloquiare dell’anticristo. Mentre chi difende la famiglia, la proprietà, il lavoro, Dio, viene additato, con spregio, quale fascista. Non sapendo che sarà sempre e solo un complimento.
Uno Stato allo sbando. Perchè così è la sua classe politica, dirigenziale, perchè così sono i suoi governi. Un carrozzone che deve mantenere sè stesso, gli amici degli amici, corrotto e marcio fino al midollo, incapace di essere giusto nella giustizia e nei suoi provvedimenti. Sempre forte con i deboli e debole con i forti. Sempre più blindato, sempre più controllore, sempre più poliziesco ma sempre meno amato, credibile, autorevole. Non è uno Stato di popolo. E’ lo Stato delle lobby, dei giudici che cantano Bella Ciao, della museruola, del green pass, di quel suicidio chiamato UE, dei sionisti. Delle guerre per procura, delle accise aumentate, della povertà culturale ed economica. Dell’informazione al servizio delle lobby.
La sconfitta della Nazionale calcistica è la fotografia della sconfitta di un Paese, di un’Europa che sta perdendo la sua identità, la sua bellezza, la sua forza, la sua autorevolezza. I suoi valori, i punti di riferimento. Anche nello sport. Multano chi sugli spalti dello stadio riproduce una coreografia con Cristo Re, ma va bene quella con disegnato il diavolo. Siamo allo sbando. Siamo stonati. Nemmeno più Sanremo ci unisce perchè corrotto da ideologia anticristiane, antifamiglia, antivita. Robaccia che Corrado si rivolta nella tomba. Ma torniamo al calcio. Il calcio era sport nazional popolare: aggregava le famiglie, faceva sognare grandi e piccini ed è lo sport di tutti noi. Chi da piccolo non ha tirato un calcio ad una palla? Chi da grande non ha gioito per il rigore di Grosso o pianto per il rigore di Baggio? Altri tempi, altre atmosfere. Un’altra Italia che si riuniva in famiglia davanti alla tv per passare qualche ora spensierata ascoltando la telecronaca di Bruno Pizzul. Oggi contano i soldi, le urla o le gambe nude delle paytv, lo straniero ha il nome più interessante dell’italiano e deve riempire (per i diktat globalisti) le squadre: insomma nel nome dell’inclusione non siamo capaci nemmeno più di vincere la coppa del nonno. O di costruire un giovane che metta da parte soldi e orgoglio e pensi a rappresentare degnamente la sua patria. Siamo superficiali. Non stiamo più trasmettendo i valori di patria, questa è la verità. Una patria vilipesa, conquistata da ogni tipo di cultura, violentata da ideologie malsane. Ci vergogniamo di noi. Delle nostre radici, di proteggerle. Di amarle e rispettarle, di difenderle. Del nostro essere cristiani e della Verità. Questi sono i risultati.
L’Italia è allo sbando e questa volta anche la sorte sembra essersi girata dall’altra parte. Italia: risorgi presto. C’è ancora tempo! Ama la tua terra, i suoi valori. Il popolo ha dimostrato di poter cambiare le cose: abbiamo visto la nostra forza quando ci siamo ribellati al Green Pass. Speriamo solo che continui a vegliare su di noi lo sguardo paterno di Gesù Cristo. Che non si stanchi, anche Lui, di quello che stiamo diventando.





L’argomento della Nazionale è il più gettonato del momento
ed echeggia ancora nelle nostre orecchie , sia per gli strascichi polemici che si è lasciato dietro e sia per le profonde ferite che ha generato nell’anima di chi ha visto , per la terza volta consecutiva , la compagine Azzura fuori dai giochi mondiali . Ognuno ha una sua opinione , ognuno crede di avere la giusta soluzione del problema ed ognuno pensa che quello che dicono gli altri sia sbagliato . Tanti nomi per i vertici della FIGC e tanti nomi per la panchina da Commissario Techico , ma mentre la girandola dei nominativi impazza , ritengo che sia quanto meno doveroso vedere come abbiano risolto i nostri “padri” lo stesso problema , o se vogliamo un problema , per diversi aspetti , alquanto simile .
Nel 1966 , ai mondiali d’Inghilterra , la nostra Squadra Azzura incontrò quella della Corea del Nord , una compagine calcistica che , sulla carta , non diceva nulla , semplice , abbordabile , pienamente alla nostra portata , zero pensieri , zero preoccupazioni , niente di dissimile , per intenderci , dalla Svezia , dalla Macedonia del Nord , o dalla Bosnia Erzegovina , che ci hanno mandato a casa nelle tre ultime edizioni dei Campionati del mondo . L’incontro tra l’Italia e la Corea del Nord si disputò il 19 luglio del 1966 allo stadio di Ayresome Park di Middlesbrough e la nostra Nazionale fu battuta per 1 a 0 . Il verdetto fu impietoso : eliminati senza diritto d’appello dalla massima competizione calcistica mondiale . L’evento ebbe , nel nostro Paese , un’eco vastissima , di così ampia portata che dovette , addirittura , intervenire la politica , nella figura di Giulio Andreotti , allora ministro dell’industria , dell’artigianto e del commercio , che con un apoosita decisione politica e amministrativa , poi passata alla storia come “veto Andreotti” , proibì , al fine di tutelare l’ingresso e la crescita dei giovani talenti nostrani nel calcio , l’ingaggio di stranieri nelle squadre calcistiche italiane . Il provvedimento restò attivo fino al campionato calcistico 1980 – 1981 quando , visto che non aveva prodotto gli effetti sperati , subì una parziale deroga che consentì l’ingresso ad un solo straniero per ogni squadra di seia A . Ma il “veto” , seppur in lievo ritardo , ebbe i suoi piacevoli ed auspicati benefici nel successivo campionato , quando l’italia guidata da Enzo Bearzot si laureò , per la terza volta , campione del mondo , nel 1982 in Spagna . Orbene , visto gli attuali campionati della massima serie calcistica italiana , ove le squadre sono intrise sino all’inverosimile di stranieri che spesso impediscono l’emergere di nuove leve nostrane , un nuovo “veto Andreotti” non sarebbe male . Il problema è che i benefici si vedranno fra circa una quindicina d’anni o poco più , ma come recita un’antico adagio : meglio tardi che mai .
E’ vero c’è come ulteriore ostacolo , e non è poco , la cosiddetta sentenza Bosman , emanata dalla Corte Europea nel 1995 che equipara i calciatori professionisti a qualsiasi lavoratore europeo e , quindi , in base al trattato di Shengen , del 1985 , possono circolare e lavorare liberamente in qualsiasi Paese dell’Unione , ma ciò non impedisce ai nostri politici di trattare , con Bruxelles , una deroga parziale della sentenza e , poi per il resto , nella restante parte , la si può benissimo aggirare , come si dice dalle nostre parti , qui in Italia , fatta la legge trovato l’inganno . D’altronte la politica nostrana ha già aggirato , ad esempio , e con molta eleganza , il referendum del 1993 che aboliva i finanziamenti diretti ai partiti sostituendoli con i cosiddetti rimborsi elettorali . Per la serie cambiando l’ordine degli addendi la somma non cambia , in altri termini i partiti venivano e vengono tuttora foraggiati dal popolo , alla faccia del referendum . Dunque non vedo il motivo che , per il bene della Nazionale , non si possa fare lo stesso con la sentenza Bosman . Quando tutto si vuole , tutto si fa . Poi se vogliamo continuare a dire che gli stranieri sono una ricchezza per il nostro calcio , ed in generale per il nostro Paese , allora è meglio che i tifosi delle squadre cittadine italiane si mettino l’anima in pace , visto che quest’anno ( e non solo quest’anno , l’andazzo , infatti , dura da un bel po’ di anni ) le loro squadre di club , colme e stracolme di stranieri , a livello internazionale , non hanno vinto , praticamente , nulla di nulla . Per non parlare dei tifosi della Nazionale che è meglio che si rassegnino , per una buona volta , e sperino nel prossimo secolo , ammesso che saranno ancora in vita , di vedere i propri beniamini , in maglia azzura , innalzare al cileo la mitica coppa di campioni del mondo .
Ieri,nelle Chiese si è letta la Via Crucis. Nelle meditazioni ricorreva la parola migranti, rifugiati ecc…. più di 20 volte,quasi in tutte le stazioni della Via Crucis. Mentre in una meditazione si è fatto riferimento alle pacifiste (e questa volta la cosa ci sta bene),dicendo che pensano alle guerre nel mondo(ecc…) ,ma attaccano briga nei loro contesti di vita dappertutto,sulla questione dei migranti non si va oltre il solito politicamente corretto. Avremmo potuto dire lo stesso,e cioè che parlano di migranti dappertutto,anche qui,solo per farsi vedere,ma,nello stesso tempo, odiano la propria nazione,il proprio prossimo,la propria identità,la stessa identità plasmata dai valori cristiani e la difesa della famiglia naturale. Questo è un peccato enorme. La guerra non si combatte con la retorica del rifugiato o con la retorica immigrazionista …oppure menzionando addirittura “la donna schiava di un Paese dove c’è il regime”,ma sappiamo invece bene chi c’è dietro ✡️. Sono gli stessi che scrivono questi testi che vengono poi diffusi nelle parrocchie per le letture, gli stessi che puntano sempre il dito contro i “nazzisstti”, invitando i cosiddetti “gggiovani” a non connettere gli “errori storici” ecc…. Io dico invece questo,e cioè che,quando il sistema viene scoperto,usa la strategia di dire una cosa vera,per coprire le altre 20 sbagliate.
Dagli anni Novanta del secolo scorso, gran parte della gerarchia cattolica ha fatto propria l’agenda dell’immigrazionismo, quella che impone agli Stati l’accoglienza generalizzata di milioni di migranti, e ha assunto un atteggiamento molto polemico nei confronti di quelle poche forze politiche che sostenevano e sostengono la necessità di porre un argine all’ondata immigratoria; di conseguenza, ha fatto dell’apertura incondizionata all’arrivo di altre popolazioni sul proprio territorio una sorta di dovere cristiano; ha ricattato moralmente i fedeli, facendo loro credere che Gesù vuole e ordina a un popolo di suicidarsi, di rinunciare a se stesso, di sparire, abolendo le proprie frontiere e trasformandosi in una zona franca per chiunque voglia arrivarvi e rimanervi. Ma, grazie a Dio, nel mondo cattolico (anche nel clero) sono tanti quelli che capiscono la differenza tra l’accoglienza evangelica, che è doverosa espressione di carità personale verso il pellegrino o lo straniero in difficoltà, e la gestione di imponenti flussi migratori, che è competenza dei governi dei Paesi interessati; sono tanti quelli che non accettano la contraffazione immigrazionista del principio evangelico dell’accoglienza, evitando così di trasformare un principio spirituale in un’ideologia politica.