di Luigi Cortese (foto fonte FarWest RAI3)

L’inchiesta andata in onda su Far West, il programma di Salvo Sottile su Rai 3, ha scoperchiato un calderone che la sinistra italiana avrebbe preferito tenere ben sigillato. Non si parla di spiccioli, ma di un vero e proprio fiume di denaro — circa 2 milioni di euro in appena due anni — che dalle casse del magnate George Soros è colato direttamente nelle vene dei partiti progressisti nostrani. Un’operazione che solleva un dubbio atroce: chi comanda davvero in casa del PD e dei suoi alleati?

Chi è davvero George Soros

Per capire il gioco, bisogna guardare al mazziere. George Soros, l’uomo che ha costruito un impero finanziario sulle speculazioni globali, non regala nulla per niente. Attraverso la sua Open Society Foundations, Soros è diventato il grande burattinaio di un’agenda politica che punta a scardinare i confini, promuovere l’immigrazione di massa e imporre battaglie immorali che nulla hanno a che fare con i problemi reali degli italiani. Un miliardario che usa i suoi capitali come ariete per sfondare le sovranità nazionali e piegare la politica ai suoi desideri.

Il trucco del “collettore” Agenda

Dalle carte mostrate a Far West, emerge un meccanismo di triangolazione quasi perfetto. I soldi non arrivano con un bonifico diretto con la causale “finanziamento partito”, ma passano attraverso un filtro: l’associazione Agenda, una costola del network Social Change.

Questa sigla è stata definita un vero “ufficio virtuale” al servizio dei progressisti. Il giro è tortuoso: quasi 2 milioni di euro sono partiti da una fondazione svedese, la Democracy and Pluralism, guidata da quel Daniel Sachs che siede guarda caso come vicepresidente nel board della Open Society di Soros. Una partita di giro che serve a oliare la macchina elettorale della sinistra italiana con fondi esteri.

Nomi e cifre: chi è salito sul carro di Soros

L’inchiesta di Rai 3 ha fatto i nomi, senza sconti, e le cifre sono da capogiro per chiunque faccia politica con il sudore e il consenso della gente:

  • Ilaria Cucchi (Alleanza Verdi e Sinistra): È forse il caso che scotta di più. La senatrice avrebbe beneficiato di una cifra monstre, circa 150.000 euro, versati da Agenda per sostenere la sua ascesa e le sue attività politiche. Una somma enorme che pesa come un macigno sulla sua presunta indipendenza.
  • Elly Schlein (Partito Democratico): La segretaria dem è la grande protetta di questo sistema. La rete di Social Change ha messo a sua disposizione software, database e apparati digitali per vincere primarie ed elezioni. Una leadership, la sua, che sembra costruita in laboratorio con i soldi e le tecnologie di oltreoceano.
  • La truppa di +Europa: Emma Bonino, Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi sono citati come i destinatari storici di questa pioggia di euro. Per loro, Soros è più di un riferimento ideale: è il bancomat che permette di tenere in piedi battaglie che gli italiani non hanno mai chiesto.
  • Alleanza Verdi e Sinistra (AVS): Anche il duo Bonelli-Fratoianni ha attinto al fondo svedese-americano per finanziare campagne e strutture, dimostrando che il “verde” della loro politica va molto d’accordo con il verde dei dollari stranieri.

Una sinistra telecomandata

Quello che resta dopo il servizio di Far West è il ritratto di una sinistra “a gettoni”. Mentre si riempiono la bocca di parole come “popolo” e “diritti”, i leader di PD, +Europa e AVS sembrano più che altro dei terminali nervosi di un’agenda scritta altrove, finanziata da chi ha tutto l’interesse a destabilizzare l’ordine sociale italiano. Due milioni di euro sono tanti, troppi per pensare che non ci sia un prezzo politico da pagare. La domanda ora è semplice: questi onorevoli rispondono agli elettori o al loro finanziatore straniero?

Share via
Copy link
Powered by Social Snap