di Luigi Cortese
C’è un’atmosfera insolita tra i caffè di Pest e i viali eleganti di Buda. Quella sicurezza quasi granitica che ha accompagnato il governo di Viktor Orbán per oltre tre lustri sembra aver lasciato il posto a un’incertezza sottile, un sussurro che corre tra i sondaggi e le piazze. Per la prima volta, la domanda non è più “con quanto vincerà Fidesz”, ma “cosa succederà se non dovesse farcela?”.
Il paradosso del leader “sovrano”
In questa vigilia elettorale, il dato che più balza all’occhio non è solo l’ascesa dei movimenti d’opposizione, ma la curiosa strategia diplomatica messa in atto dal governo. Orbán, l’uomo che ha fatto della “difesa dei confini” e dell’indipendenza da ogni interferenza esterna il suo marchio di fabbrica, si ritrova oggi a cercare una sponda decisiva oltreoceano.
Il coinvolgimento diretto di figure di spicco dell’amministrazione statunitense nella campagna elettorale ungherese è un paradosso vivente. Vedere un governo che ha sempre denunciato le “ombre degli stranieri” accogliere con favore l’influenza di Washington per puntellare i propri consensi interni suggerisce una debolezza strutturale che la retorica ufficiale fatica a nascondere. È il segnale che il castello della “piena sovranità” ha bisogno di pilastri esterni per non vacillare sotto il peso del malcontento domestico.
La fine di un ideale “annacquato”
Ma oltre la cronaca politica, emerge una riflessione più profonda sul concetto stesso di sovranismo. Per anni, questa parola è stata usata come un feticcio, un’evoluzione moderna e comunicativamente efficace del vecchio nazionalismo. Tuttavia, guardando ai risultati e alla tensione che oggi agita l’Ungheria, sorge il dubbio che il sovranismo sia stato poco più di un ideale “annacquato”.
Se il nazionalismo storico, pur con i suoi spigoli, puntava a una costruzione identitaria organica, il sovranismo di oggi sembra essersi ridotto a uno strumento di gestione del potere: una maschera ideologica utile a giustificare l’isolamento diplomatico senza però offrire una vera alternativa di crescita. È un’idea di nazione che, per sopravvivere, ha dovuto diluire i propri valori, diventando una sorta di populismo di Stato che oggi mostra il fiato corto.
L’incognita del voto
Sarebbe un errore, tuttavia, dare Viktor Orbán per politicamente spacciato. La sua capacità di leggere la pancia del Paese profondo è ancora intatta e la macchina burocratica di Fidesz resta una delle più efficienti d’Europa. Eppure, il dubbio rimane, ed è un dubbio che pesa.
Le elezioni del 12 aprile non saranno solo un test sulla tenuta di un leader, ma una verifica sulla validità di un intero modello politico. Se l’Ungheria dovesse scegliere una strada diversa, o se Orbán dovesse uscirne drasticamente ridimensionato, potremmo trovarci di fronte alla certificazione del fallimento di quella formula sovranista che per anni ha cercato di sostituire la complessità della politica con la semplicità dello slogan.
Forse, il tempo delle risposte facili sta finendo, lasciando spazio a un nazionalismo più maturo o, più semplicemente, a una realtà che non accetta più di essere rinchiusa in una definizione ideologica ormai stanca.





Avete notato che Orban non ha mai difeso la Palestina,neppure laddove sarebbe stato doveroso intervenire in questo senso,criticando Israele? In realtà,anche Orban è legato alla lobby ebraica. Il suo era un falso sovranismo,quello che era nato prima semplicemente in opposizione all’Unione Europea ,per intercettare il dissenso. Non è mai stato distante da ambienti isrsaeliani,anche se frequentemente non parlava di queste cose come strategia di partito. Il vero partito ungherese era Jobbik, guidato dal Prof. Gabor Vona. Qualcuno ha fatto in modo di infiltrare questo partito fino all’annullamento. Era il vero concorrente di Fidesz . Se Jobbik fosse ancora presente in Ungheria e con la stessa identità di alcuni anni fa,dopo tutto ciò che è successo nel mondo, considerando anche la Palestina,non andrebbe a ballottaggi,ma vincerebbe le elezioni.
Nato in Francia come reazione popolare al progressivo trasferimento di poteri a un’entità sovranazionale come l’Unione Europea, il sovranismo è una posizione politica che rivendica il rispetto dell’identità nazionale, la difesa dei confini e la salvaguardia degli interessi nazionali contro le imposizioni delle oligarchie tecnocratiche di Bruxelles. Non lo definirei un ideale “annacquato”, ma piuttosto un ideale incompiuto, un’ideologia non strutturata, che può adattarsi rapidamente ai diversi contesti e ai cambiamenti sociali, ma che ancora non rappresenta una valida alternativa alle ideologie classiche, poiché le manca la coerenza dottrinale necessaria per essere la Quarta Posizione (né fascista, né comunista, né liberale).
E’ proprio questa debolezza dottrinale a rendere il sovranismo facilmente permeabile alle infiltrazioni sioniste. Non deve perciò sorprendere la scena vomitevole del “sovranista” Orban che abbraccia e accoglie con tutti gli onori il genocida Netanyahu (Budapest, 2 aprile 2025). Altro discorso è quello che sta avvenendo nella campagna elettorale ungherese: qui abbiamo tutti i big dell’establishment europeo compattamente schierati contro Orban (a cui avrebbero volentieri impartito lo stesso trattamento riservato a Georgescu in Romania, se solo avessero potuto); pertanto, l’intervento di JD Vance a sostegno del leader di Fidesz va a riequilibrare una situazione che non ha nulla a che fare con una normale contesa elettorale, ma assomiglia molto più a un regolamento di conti in ambienti malavitosi.
Testimonio presenza di gruppo settario anti-Forza Nuova e costituito dai soliti soggetti pericolosi,tra cui pederasti,che parlano a nome di chiunque per fini occulti. Ancora odio contro i cristiani e parole macabre,tra cui la parole “calice” e altre parole pronunciate per fini di propaganda,come se volessero provocare qualcosa. Scrivo alle ore 05.10 del mattino . Per fare propaganda antifascista ed in favore di ebrei e a categorie di cosiddetti diversi,dietro cui si nascondono,attaccano cristiani,poveri,partiti politici che danno loro fastidio e pronunciano solite parole.Escalation negli ultimi giorni. Sto facendo registrazioni. Li blocco sul sito di FN,testimoniando la loro presenza o le loro attività occulte.