All’indomani dei risultati delle votazioni in Ungheria, abbiamo intervistato Roberto Fiore che analizza politicamente la svolta a Budapest e l’aria che tira in Europa.
Fiore, cosa rappresenta la sconfitta di Orban?
Orban paga essenzialmente il sistema di corruzione che lui stesso ha creato già pochi anni dopo l’inizio del suo governo in Ungheria e paga anche le posizioni apertamente pro Netanyahu e pro sioniste. Nella coscienza storica e politica del popolo ungherese non c’è spazio per il sionismo. Ricordiamo che Magyar apparentemente europeista e liberale in realtà si è laureato nell’Università Cattolica più importante del paese e questo ha un suo valore, se consideriamo che Orban è invece protestante.
A livello europeo qualcosa sta cambiando?
Quello che è successo in Ungheria, quindi la sconfitta del partito di Orban, sta accadendo rapidamente anche in Spagna dove Vox, partito finanziato da un gruppo legato alla CIA e al Mossad, ha tenuto una posizione pro Israele. In questo periodo si trova oggi, quindi, un’opposizione interna ed esterna, capitanata da alcuni politici che sono stati importanti dirigenti del partito e che non accettano più Vox. Democracia Nacional e Falange stanno lavorando bene nella creazione di un fronte nazionale e rivoluzionario. Anche in Spagna, ricordiamo, non c’è simpatia storica nei confronti del sionismo.
Magyar sembra essere ugualmente su posizioni non di sinistra, che ne pensa?
Le posizioni di Magyar possono sembrare abbastanza contraddittorie: ad esempio, per quanto riguarda l’immigrazione, Magyar è più duro di Orban poichè non accetta alcuni dei meccanismi pro immigrazione che Orban ha dovuto accettare. Sull’Europa la posizione è differente ma potrebbe rientrare in una logica di non rottura con Putin (sostiene per esempio che i rapporti energetici con la Russia per quanto riguarda gasolio e petrolio debbano durare fino al 2035); il primo viaggio che si propone di fare, inoltre, è a Varsavia: sembra in riproposta di quel fronte dell’Est che parte dalla Polonia, passa per Praga, Bratislava e arriva fino a Budapest in un’Europa in posizione progressivamente anti Bruxelles. Il problema è sul finanziamento di 90 miliardi che Bruxelles vuole dare a Zekensky …lì Magyar aiuterà di fatto il regime di Kiev.
Un risultato importante lo ha ottenuto Toroczkay che Lei conosce bene…
Sì. Il terzo partito che emerge in queste elezioni è quello di Laszlo Toroczkay, che è un caro amico di lunga data con cui ho fatto battaglie importantissime negli anni scorsi: abbiamo attorno agli anni 10/15 costruito assieme un vero e proprio fronte popolare che andò contro i governi di sinistra, colpevoli di aver impoverito il popolo. Toroczkay incarna quelle posizioni nazionali, rivoluzionarie e cristiane che contraddistinguono Forza Nuova.
Invece la sinistra esce molto male.
La sinistra scompare nel panorama della politica ungherese: se è vero che Magyar raccoglie in parte i sentimenti pro europei, allo stesso tempo il suo nazionalismo e la sua impostazione fanno pensare di qualcosa radicalmente differente dalla visione della sinistra. Resta poi, come dicevo, l’importanza del terzo partito significativo che è appunto quello rivoluzionario che in totale ha preso circa il 6% dei voti.





Roberto Fiore voce libera ci mostra una realtà diversa da quella per noi antisionisti deprimente dopo questi ludi cartacei. Solo per questo, si merita un applauso ed un grazie.