di Gloria Callarelli

E’ singolare come proprio Papa Leone XIV si trovi oggi di fronte a quel mostro eretico che il suo predecessore nel nome, Leone XIII, già si trovò a combattere nell’Ottocento. Quel mostro si chiama americanismo e in questi giorni, con il presidente degli Stati Uniti che si permette perfino di insultare il Santo Padre e che, complice la diabolica intelligenza artificiale, ritrae sè stesso worldwide addirittura come Gesù Cristo, il rigurgito di quell’eresia si è fatto ancora più forte e affinato. Un rigurgito che in questi anni si è trasformato in qualcosa di più, però, di una insidiosa idea, qualcosa di più di una critica all’operato della Chiesa, tanto da assumere i contorni di un complotto per tentare di dividere, destabilizzare e occupare la sede di Pietro. 

L’americanismo fu quella dottrina che prese a svilupparsi, appunto, alla fine del XIX secolo, influenzato dalle idee di Isaac Hecker, sacerdote cattolico da cui partì l’eresia. Per farla molto breve: questa dottrina affermava che, per avvicinarsi ai dissidenti e condurli più facilmente alla religione cattolica, la Chiesa dovesse avvicinarsi maggiormente alla civiltà del mondo progredito, adeguarsi alle virtù attive (vedi libertà) piuttosto che a quelle passive (contemplazione e obbedienza all’autorità). In altre parole per gli americanisti la Chiesa doveva fare un passo indietro rispetto ai suoi dogmi e insegnamenti e uno in avanti verso il mondo modernista. Il tutto rinunciando anche all’autorità.

Papa Leone XIII rispose con l’enciclica Testem benevolentiae nostrae, del 22 gennaio 1889 in cui si rivolse al cardinale James Gibbons di Batimora. Nell’enciclica condannò fermamente queste teorie. Scrisse per esempio: “Sarebbe davvero sospettare esservi presso voi chi si immagini e voglia una chiesa in America, diversa da quella che abbraccia tutti gli altri paesi. Una, per unità di dottrina come per unità di regime, è la chiesa, e questa è cattolica: il cui centro e fondamento avendo Dio stabilito nella cattedra del beato Pietro, a buon diritto ha il titolo di romana, infatti “dove è Pietro ivi è la chiesa”. Perciò chiunque voglia essere ritenuto cattolico, deve con sincerità ripetere le parole di Girolamo al papa Damaso; “Io nessun altro seguendo come capo se non Cristo, mi unisco alla tua beatitudine, cioè alla cattedra di Pietro; su quella pietra so che è edificata la chiesa; chi non raccoglie con te, dissipa“. E ancora in modo lapidario: “Noi non possiamo approvare le opinioni, il cui complesso alcuni chiamano col nome di americanismo“.

Questo americanismo ritorna oggi negli USA più violento ed estremo, sebbene vi sia, in realtà, una lotta intestina tra quei cattolici che hanno compreso, soprattutto dopo la morte di Charlie Kirk, architettata pare dal Mossad, e quelli che hanno scelto di stare dall’altra parte. L’eresia americanista mutua da una corrente protestante, inquinata dal sionismo già nel corso della storia e oggi possiamo rintracciarla nelle varie figure riferite al cosiddetto mondo MAGA (Make America Great Again). Da Vance a Trump, da Bannon (ex consigliere di Trump) ai suoi galoppini, la sostanza è la stessa. La Chiesa così come la conosciamo deve cessare; deve cessare l’autorità di Roma, deve cessare l’autorità (anche politica) del Papa. Il cattolicesimo deve diventare, come il protestantesimo, una religione di libertà, un’idea collaterale, innocua, al servizio dei padroni del mondo. Siamo nel solco di quella sfera definita giudaico-cristiana: ci muoviamo nelle paludi di un’eresia che ci vuole discendenti di un mondo che, invece, ha tradito Gesù Cristo sin dalla notte dei tempi.

In regia, gli ambienti massonico-sionisti conservatori a dettare la linea. Non a caso Bannon vede Epstein per fare un film sulla presunta diffusa omosessualità in Vaticano. Non a caso negli anni in cui detta legge Epstein gli attacchi al Papa aumentano. Non a caso si vuole fondare una scuola, proprio in centro Italia, che lotta anche per “contrastare” una certa politica della Chiesa. Non a caso viene avvicinato il potentissimo cardinale Burke, poi allontanatosi una volta, forse, capita la gravità della situazione. E forse non a caso, oggi, Papa Leone XIV viene definito da Bannon (e dai suoi) “il Papa anti-Trump”, “la peggior scelta per i cattolici MAGA”, spingendo sempre l’opinione pubblica ad un allontanamento dall’autorità ultima della Chiesa Cattolica. Forse proprio per questo tal Peter Thiel, miliardario sionista signore della guerra, viene a Roma e pretende di parlare di anticristo (ben sappiamo che l’ebraismo non riconosce questa figura), riconoscendo perfino in Trump il Catechon che lo fermerà. Anticristo che, tutto il contrario di tutto, lo stesso miliardario Thiel indentifica in chi si oppone alla tecnologia, in particolare all’Intelligenza Artificiale. Curioso. Come significativo l’aver mandato i suoi auditori alla messa Tridentina della fraternità San Pietro. A questi deliri, ma soprattutto a questa tanto sfacciata quanto gravissima ingerenza contro Santa Romana Chiesa, si unisce Trump che prima sui social si veste da Papa e poi addirittura si presenta, con l’intelligenza artificiale, come Gesù Cristo.

Molto più di un’idea, però, l’americanismo oggi: direi un complotto vero e proprio che ha ricordato l’ingerenza temporale di avignonese memoria, in cui i Papi furono confinati per un periodo di “cattività” nella città della Provenza, di fatto sotto il potere del re. Il piano è indebolire Roma. Sbarazzarsene, per imporre quella tecnocrazia e quel controllo mondialista (forse la vera espressione dell’anticristo) che Roma nel suo concetto più sublime e alto del termine ovvero di ordine, verità e giustizia, (verrebbe da dire Dio, Patria e Famiglia) potrebbe fermare, secondo addirittura San Tommaso d’Aquino, in quanto vero Cathecon dello scontro finale. E’, dunque, l’idea di Roma e tutto il significato che porta con sè a far paura, a dover essere distrutto. Resta, quindi, la vera chiave: la lotta tra chi tradì Dio (e quotidianamente oggi attraverso la politica transumanista e la tecnologia prova a sostituirsi a Lui) e chi invece crede in Lui e a Lui si sottomette. La storia, forse, si ripete e lo fa con una serie di corsi e ricorsi dal sapore soprannaturale.

Del resto legioni di demoni attaccarono la Chiesa in quella visione che ebbe, significativamente, proprio Papa Leone XIII e che lo convinse a scrivere la potentissima preghiera a San Michele Arcangelo: il potere, i soldi e uomini influenti provano oggi un affondo simbolico che appare simile per malizia e ferocia. La storia si ripete. Sul soglio di Pietro siede un altro Leone, Leone XIV. La lotta ieri come allora è nostra. Tutti sappiamo come andrà a finire e di chi sarà la vittoria.

 

Share via
Copy link
Powered by Social Snap