di Luigi Cortese
C’è una parola che ultimamente ronza nelle orecchie degli europei, ma che i palazzi del potere di Bruxelles faticano a pronunciare: tradimento. Se le inchieste sul sabotaggio del Nord Stream 2 continuano a confermare la pista ucraina — tra agenti segreti travestiti da turisti e figure ambigue come la modella “Freya” — non siamo più davanti a un semplice dossier di cronaca nera. Siamo davanti a uno schiaffo in pieno volto a ogni singola famiglia europea.
Un attacco al nostro pane quotidiano
Diciamocelo chiaramente: il Nord Stream non era solo un tubo d’acciaio in fondo al mare. Era l’arteria che alimentava le nostre industrie, che scaldava le nostre case e che teneva i prezzi a un livello accettabile. Farlo saltare in aria è stato il più grande atto di aggressione economica contro l’Europa dal dopoguerra a oggi.
E mentre noi pagavamo il prezzo di questo “incidente” con bollette triplicate, aziende che chiudevano e un’inflazione che mangiava i nostri stipendi, scopriamo che i responsabili potrebbero non essere i cattivi da film che ci avevano descritto, ma proprio quelli che oggi chiamiamo “alleati”.
La beffa oltre al danno
La domanda sorge spontanea e brucia come sale su una ferita: perché stiamo continuando a versare fiumi di denaro nelle casse di chi ci ha sabotato?
Mentre il governo di Zelensky riceve miliardi di euro in aiuti, armi e investimenti per la ricostruzione, i cittadini europei si ritrovano in un paradosso grottesco:
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Noi finanziamo la loro difesa, mentre loro (secondo le indagini) hanno affondato la nostra sicurezza energetica.
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Noi sacrifichiamo il nostro welfare, mentre i piani per colpire le nostre infrastrutture venivano discussi — forse — proprio negli uffici di chi oggi ci chiede “ancora uno sforzo”.
È come se un vicino di casa ci chiedesse i soldi per riparare il suo tetto dopo che, la notte prima, ha tagliato di nascosto i cavi della nostra corrente elettrica. È accettabile? No, è assurdo.
Basta silenzio, serve dignità
Il governo ucraino continua a negare, ma i pezzi del puzzle si incastrano con una precisione inquietante. Se venisse provato che il sabotaggio è stato un atto deliberato dell’intelligence di Kiev, non ci sarebbero più scuse che tengano. Un atto di ostilità di tale portata non può essere derubricato a “esigenza di guerra”.
L’Europa ha dimostrato una generosità immensa, ma la generosità non deve diventare cecità. Continuare a sostenere incondizionatamente un governo che si è macchiato di un atto così grave verso i propri sostenitori non è diplomazia: è autolesionismo. È ora che l’Unione Europea smetta di fare la parte del finanziatore tradito e inizi a pretendere verità e responsabilità. Perché la nostra dignità, e la nostra economia, non possono essere messe in secondo piano per compiacere chi ci colpisce alle spalle.





“Perché l’Europa finanzia chi l’ha colpita al cuore?”. Il motivo fondamentale è che le classi dirigenti dei Paesi europei, continuando ad alimentare il conflitto in Ucraina, sperano di debilitare la Russia, portarla al collasso istituzionale e prendersi le sue immense risorse minerarie. E’ un sogno che le élite europee accarezzano da oltre due secoli. Hanno provato a realizzarlo nell’Ottocento con Napoleone e nel Novecento con Hitler, ma gli è andata male. Ora ci stanno provando con la von der Leyen e, pur di riuscire nel loro intento, sono disposti a sacrificare non solo il nostro benessere economico ma anche la nostra vita. Sì, perché la Russia, se messa davvero con le spalle al muro, non esiterebbe ad usare le armi nucleari per difendere la propria sovranità. Per evitare che il sogno di queste oligarchie diventi una realtà da incubo per i popoli europei, non serve un cambio della guardia ai vertici della UE – istituzione mortifera che va semplicemente demolita – ma è necessario l’affermarsi di una nuova classe dirigente nei vari Paesi europei, una nuova generazione di leaders capaci di superare le logiche attuali e favorire un dialogo vero con la Russia.