di Luigi Cortese (foto frame video intervista)

Che cosa è successo davvero il 9 ottobre 2021 durante l’assalto alla sede della CGIL? A distanza di anni, la versione ufficiale sembra scricchiolare sotto il peso di nuovi interrogativi. Se ne è parlato a fondo sul canale YouTube Occhio alla Storia, dove Paolo Sensini, all’interno del suo spazio “La Tana del Lupo”, ha intervistato Nicola Franzoni, uno dei volti simbolo di quelle piazze.

L’ombra degli infiltrati: chi ha aperto quella porta?

Il punto più scottante emerso dal racconto di Franzoni riguarda l’identità di chi ha dato il via all’irruzione. Le indagini della difesa parlano chiaro: a spalancare le porte del sindacato dall’interno non sarebbe stato un manifestante esagitato, ma un uomo mascherato (inizialmente etichettato come “Ignoto W1”) che non aveva alcun legame con i leader della protesta.

Qui nasce il paradosso giuridico: Franzoni e i vertici di Forza Nuova sono stati condannati a pene pesantissime per “concorso morale”. Ma – si chiede l’intervistato – come si può essere d’accordo con qualcuno che non si è mai visto prima, che agisce nell’ombra e che sembra conoscere fin troppo bene i corridoi di quel palazzo?

Forza Nuova e la piazza: “Vittime di un piano più grande”

Franzoni respinge l’etichetta della “spedizione fascista”. Quella piazza, ricorda, era un mare di gente comune: pensionati, mamme, lavoratori di ogni colore politico uniti contro il Green Pass. Secondo questa versione, Forza Nuova e gli altri organizzatori non sono stati i registi di un assalto, ma le comparse di una trappola perfetta.

L’idea stessa di dirigersi verso la CGIL sarebbe nata da un accordo con la Digos per evitare scontri in Piazza del Popolo. Un accordo che però, una volta arrivati a Corso d’Italia, si è trasformato in un caos gestito in modo ambiguo dalle forze dell’ordine, lasciando spazio a episodi che sono serviti a bollare come “eversivo” un intero movimento popolare.

La posta in gioco: spegnere il dissenso

Perché tanta durezza? Franzoni non ha dubbi: l’obiettivo era politico. Racconta di aver ricevuto, durante i mesi di carcere, pressioni per chiudere il suo movimento, Onda Popolare, e sparire dai social. Il raid alla CGIL, con la sua narrazione di “profanazione di un luogo sacro”, sarebbe stato quindi il grimaldello ideale per smantellare l’opposizione sociale e isolare chiunque osasse sfidare le politiche del governo Draghi.

“Non cercavano giustizia, cercavano il silenzio”, suggerisce Franzoni. Ora la parola passa al processo d’appello, con la speranza che quelle ombre, rimaste troppo a lungo ai margini del racconto pubblico, vengano finalmente illuminate.


Fonte: Sintesi dell’intervista a Nicola Franzoni a cura di Paolo Sensini (“Occhio alla Storia”).

Share via
Copy link
Powered by Social Snap