di Luigi Cortese
Mentre la Cina annuncia con orgoglio l’arrivo dei nuovi robot umanoidi destinati alle nostre case, un brivido dovrebbe correre lungo la schiena di chiunque creda ancora nel valore della vita. Non stiamo parlando di semplici macchine che lavano i piatti; stiamo parlando di gusci di metallo e circuiti progettati per occupare lo spazio sacro dell’intimità domestica.
Dietro la maschera del “progresso”, si cela un futuro distopico dove l’essere umano rischia di diventare l’anello debole di una catena che lui stesso ha forgiato.
Il baratro economico: il lavoro non è un algoritmo
L’introduzione massiccia di questi automi non è solo una novità tecnologica, è una dichiarazione di guerra al sostentamento di milioni di persone.
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La fine della dignità: quando un robot sostituirà chi si prende cura degli anziani o chi pulisce le nostre case, non avremo solo una crisi economica, ma una crisi di identità.
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L’economia del vuoto: senza stipendi per gli esseri umani, chi alimenterà il mercato? Ci stiamo dirigendo verso una paralisi sociale dove la ricchezza è un codice digitale nelle mani di pochi produttori, mentre il resto del mondo annega nell’inutilità.
La coscienza non si programma
Dobbiamo dircelo chiaramente: la coscienza umana non è un software. Un robot può simulare un sorriso, può inclinare la testa per sembrare empatico, ma è una menzogna fatta di plastica e sensori. Affidare la nostra quotidianità a una macchina significa rinunciare a quel “contatto” invisibile che solo due esseri umani possono scambiarsi. Un programma non può capire il dolore, non può gioire sinceramente, non può sentire. È un’imitazione senz’anima che rende le nostre case asettiche e i nostri cuori più aridi.
L’istinto e il pensiero laterale: il nostro scudo invisibile
In una situazione di pericolo vero, di crisi improvvisa o di dolore profondo, non è la logica binaria a salvarci. È l’istinto. Quella forza primordiale che ci spinge a compiere gesti irrazionali ma salvifici, qualcosa che una macchina scarterebbe come “illogico”.
“La macchina può risolvere equazioni, ma l’uomo può inventare il domani.”
Il pensiero laterale — quella capacità tutta umana di guardare un ostacolo e inventare una strada che non esisteva prima — è ciò che ci ha permesso di sopravvivere per millenni. Una macchina è prigioniera delle sue istruzioni. Davanti all’imprevisto della vita, il robot resta immobile o sbaglia seguendo una logica fredda; l’essere umano, invece, attinge al suo spirito e vince.
Conclusione: restiamo umani
Non lasciamoci incantare dalle luci dell’industria. Sostituire l’uomo con la macchina non ci renderà più liberi, ci renderà solo più soli e incapaci di affrontare il mondo con le nostre sole forze. La nostra imperfezione, la nostra capacità di sbagliare e di agire d’istinto è la nostra più grande risorsa.
Non permettiamo che un programma sostituisca il battito di un cuore. Il futuro deve appartenere a chi respira, non a chi è collegato a una presa di corrente.





La tecnica, ormai, può consentire la costruzione di macchine assai simili a un essere umano, e, purtroppo, può anche rendere gli esseri umani molto, ma molto simili alle macchine. Robot colf, robot badanti, robot giardinieri, robot chirurghi, robot insegnanti… viviamo in un mondo in cui il confine tra la macchina e il vivente, tra la macchina e il pensante, si fa sempre più sfumato. In questo contesto, restare umani è un imperativo etico non eludibile. Ma restare umani è esattamente ciò che il transumanesimo non vuole: per questa tendenza culturale, sempre più influente nella società mondiale, la condizione umana va superata. Pertanto, nell’ottica transumanista la tecnologia robotica non è solo finalizzata alla massima efficienza (perché delegare all’essere umano ciò che un automa può fare meglio, con una spesa minore e in tempi più brevi?), ma è soprattutto il mezzo che consentirà all’uomo di andare oltre se stesso e realizzare la sua più segreta aspirazione: l’immortalità. Come? Trasferendo la coscienza umana in un software, sostituendo il corpo umano con un androide o un cyborg, cioè “incarnandosi” in un corpo potenzialmente indistruttibile, che non deve temere né malattie, né vecchiaia, né morte. Peccato che questo non è semplicemente difficile da realizzare, ma è ontologicamente impossibile, dal momento che la coscienza è l’attività interiore dell’anima spirituale, non è da questa separabile e non è un'”informazione” o un “algoritmo” o un “insieme di dati” che può essere copiato su un supporto digitale. Chi pensa di poter trasferire l’anima come si trasferisce un file da un computer a un altro, ignora che l’anima è la forma sostanziale del corpo e che l’essere umano è un’unità indivisibile di corpo e anima.
Il transumanesimo è solo l’ultimo ritrovato della modernità: una visione distorta, parziale ed erronea dell’uomo alimentata dal mito del progresso tecnologico. Ricordiamoci che l’essere umano è creato a immagine di Dio (Imago Dei) e la promessa cristiana è l’unione definitiva con Dio, non una “immortalità digitale” o la sopravvivenza in un server. Quindi, restiamo umani.
Che li usino almeno per sostituire la manovalanza costituita dagli immigrati … Ma questo può essere un discorso xenofobo….. consigliato in realtà proprio dall’intelligenza artificiale per arginare la sostituzione etnica.