di Roberto Fiore
La visita di Leone XIV nella Terra dei fuochi ricorda quella di Giovanni Paolo II (dopo l’omicidio del Beato Rosario Angelo Livatino) nella Valle dei Templi.
Sia il Papa allora che Leone XIV oggi, si sono rivolti ad una Terra, il Sud Italia, ancora culturalmente cattolica, con il fine di convertire il popolo, che si è allontanato dalla Fede e dalla Giustizia inaugurando piaghe uniche al mondo per iniquità.
Ciò che è avvenuto è importantissimo, ma non basta. Le parole di qualche tempo fa del Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, (“Voglio sapere chi sversava, dove e da dove derivano quei veleni”), fanno capire che Magistrati e autorità hanno fatto finta di non capire che dagli anni Novanta si è consumata una tragedia, uno sfregio nel Casertano e nel Napoletano, che ha portato alla morte per cancro di centinaia di migliaia di persone giovanissime ed ovviamente innocenti.
Ma il clima sta cambiando. Affiorano infatti processi dove i magistrati sono intenzionati a far luce su come e perché tonnellate di rifiuti chimici e tossici, con il silenzio delle autorità, siano stati sepolti e poi magari bruciati. Forte e rumoroso l’appello mio e di Forza Nuova al popolo ed alle autorità ecclesiastiche… seguito da comizi e azioni di propaganda nella zona di Ailano.
Qualcuno ha detto “questo non dovrà accadere mai più”; concordo che il primo obiettivo è che questa estate non avvengano incendi con fumi letali per la salute delle persone e la genuinità del cibo.
Poi è tempo di bonifiche, annunciate e mai fatte. È nostro compito denunciare le autorità che le annunciano ma non le eseguono, che venga perseguito per il reato di mancata bonifica chi era preposto a farla e non l’ha fatta e che venga accolta la nostra proposta di coinvolgere migliaia di detenuti di Poggioreale, assicurando loro uno sconto della pena dei 2/3, per poter coadiuvare le aziende che bonificano migliaia di ettari divenuti terra avvelenata. La chiave per la soluzione del problema è sempre la stessa: dare esempio e infondere coraggio perché il popolo quando si anima non può essere sconfitto.
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