di Gloria Callarelli
Prove sparite, prove forse mai depositate o “perdute”, una difesa chiaramente compromessa. Emerge questo dalla denuncia apparsa ieri su il quotidiano “L’Unità” dove Paolo Comi raccoglie in un articolo la memoria dell’avvocato Vincenzo Di Nanna che, nella difesa Di Cursi e Di Cienzo, uno dei filoni del processo 9 ottobre sulla famosa protesta No Green Pass contro la CGIL, ha fatto emergere lo scandalo giudiziario: prove decisive scomparse che di fatto potrebbero imporre l’annullamento del processo.
I video, infatti, girati all’interno della sede della CGIL da parte di uno dei carabinieri, sono “spariti”. Attenzione. Ovviamente i filmati sono stati prodotti: è lo stesso militare a confessarlo durante il suo interrogatorio. E noi oggi vi mostriamo in anteprima, nella foto che vedete pubblicata a corredo del nostro pezzo, il militare con il telefono acceso intento nell’atto di filmare quanto accade: la luce del suo telefono, del resto, lo proverebbe. Fiore è lì a due passi, come pure altri imputati. Attraverso quelle immagini emergerebbe dunque che proprio il segretario nazionale di Forza Nuova è impegnato nel tentativo non solo di far uscire chi è entrato nel sindacato, ma allo stesso tempo di impedire la commissione di reati. La sua famosa frase “non famo reati”, pronunciata in quegli istanti e certamente immortalata dal telefonino, è piuttosto esplicativa. Non solo: il militare si intrattiene con l’ignoto che apre la porta e gironzola per la CGIL e lo fa nel momento in cui si scambiano, forse, tesserini identificativi. Certamente se quei filmati venissero recuperati dipanerebbero anche quel dubbio: chi è Ignoto? Che cosa dice al carabiniere che in servizio stava riprendendo con il telefonino?
Queste prove il carabiniere dice di averle inviate al comando. Che ne è stato poi? Nulla, pare. Tutto ciò che risulta acquisito è un filmato che presenta pochi secondi di quelle riprese, scoperte per altro perchè infilate in un montaggio ampio e generico di quanto accaduto. I filmati di cui parliamo sono ovviamente importantissimi per la difesa, perchè da essi emergerebbe una condotta degli imputati che potrebbe discolparli dalle accuse, ribaltandole di fatto. Senza di essi, come chiede l’avvocato Di Nanna, il processo potrebbe essere perfino annullato.
Tutto questo mentre si aspetta ancora di sapere l’identità di W1: non è bastato il super testimone a far emergere il suo nome. La Magistratura, probabilmente anche per una questione di vizi procedurali, non ha voluto ascoltarlo in aula. Errori, omissioni o, chissà, peggio. Chi tiene la regia della falsa narrazione del 9 ottobre? Chi ha interesse a non far emergere l’identità di W1? Dove sono finite le prove? Il silenzio del potere è fortissimo, ma forse proprio per questo è destinato, oggi, a fare ancora più rumore.





uno stato corrotto fino al midollo pilotato da Londra mi fa schifo , la colônia inglese Italia deve finire .
Mai avuto dubbi sulla falsità e l’ipocrisia istituzionale del sistema Italia.
Sì, vero! Gli inglesi sono un popolo tra i più schifosi al mondo! “la perfida albione”…!
Da secoli rompono i CO***** al mondo intero!
L’aspetto più allarmante di questo processo è il chiaro pregiudizio ideologico contro gli imputati che si percepisce in tribunale, unito alla volontà di insabbiare gli elementi che smontano completamente l’impianto accusatorio. Viene alla mente il monito di Sant’Agostino: “Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?”.