di Luigi Cortese
Dalle pagine di questo giornale lo avevamo scritto chiaro e tondo, analizzando i vicoli ciechi di una legge elettorale che troppo spesso si trasforma in una trappola per i territori. Nell’articolo Il sindaco dimezzato: la trappola elettorale che blocca le nostre città, uscito alla vigilia dei ballottaggi, mettevamo in guardia i lettori: «il cortocircuito del sistema a doppio turno può generare mostri istituzionali: leader scelti a furor di popolo ma privati delle armi minime per governare, prigionieri di un consiglio comunale che rema dalla parte opposta».
Oggi, quella che sembrava una gufata da analisti è diventata la realtà, cruda e spietata, uscita dalle urne del 7 e 8 giugno.
Sia chiaro, Casalnuovo di Napoli non è l’unica mosca bianca in Italia. La mappa post-voto della provincia italiana – quella lontana dai grandi capoluoghi, dalla Lombardia alla Puglia – è piena di mine vaganti identiche, pronte a esplodere a causa del voto disgiunto o di apparentamenti finiti male. Scegliamo però il caso di Casalnuovo come esempio perfetto per tutti, una sorta di laboratorio clinico per capire quanto sia grave questa paralisi politica.
A Casalnuovo il paradosso si è consumato con precisione chirurgica. Giovanni Nappi è il nuovo Sindaco, autore di una rimonta pazzesca che lo ha portato a incassare il 57,34% dei voti al ballottaggio. Festa, abbracci, brindisi. Ma la verità è che Nappi è, per l’appunto, un sindaco dimezzato. A comandare la maggioranza assoluta dei seggi in Consiglio Comunale sarà infatti la coalizione di centrodestra di Nicoletta Romano. Lei ha perso la poltrona più importante, d’accordo, ma le sue liste hanno blindato i numeri al primo turno, togliendo al vincitore qualsiasi premio di maggioranza.
Il nodo della governabilità: un re senza regno
Come scrivevamo tre giorni fa su queste colonne, in una situazione del genere «il Sindaco si ritrova in mano le chiavi del Comune, ma l’opposizione ha la combinazione della cassaforte». A Casalnuovo questo gioco d’incastri rischia di congelare una macchina amministrativa enorme, che avrebbe bisogno di tutto tranne che di melina: ci sono i fondi del PNRR da spendere, i servizi sociali da garantire, un territorio complesso da gestire.
Come si fa a varare un bilancio o a votare un piano di opere pubbliche se ogni singola seduta consiliare rischia di trasformarsi in una guerra di trincea? La trappola è scattata e ora la città si trova davanti a un bivio dove, paradossalmente, tutte le strade portano allo stesso finale.
Il Bivio: agonia o Reset immediato?
Le carte in mano al neo-eletto Nappi sono pochissime e ricalcano il dilemma che oggi toglie il sonno a molti sindaci d’Italia:
- Andare avanti “fino al primo ostacolo” (il logoramento): La tentazione di provarci c’è sempre. Si sale a Palazzo, si fa appello alla responsabilità, si cerca il dialogo per il “bene della città”. Sembra la scelta più nobile, ma spesso è la più ingenua. Significa accettare di governare sotto schiaffo, trattando ogni singola delibera con un’opposizione che ha il coltello dalla parte del manico. Una tregua armata che durerà pochissimo, giusto il tempo di arrivare allo scoglio del Bilancio Comunale. Lì l’opposizione alzerà le mani, voterà “no” e manderà tutti a casa. Risultato? Mesi persi a fare melina per arrivare comunque al commissariamento.
- Le dimissioni immediate (la scelta della dignità): L’alternativa è guardare in faccia la realtà e staccare la spina subito. Rassegnare le dimissioni o farsi bocciare immediatamente le linee programmatiche per accogliere subito il Commissario Prefettizio. Fa male, specie dopo aver festeggiato una vittoria, ma è l’unica mossa politicamente pulita: si restituisce la parola ai cittadini il prima possibile, senza regalare alla città mesi di agonia e veti incrociati.
L’inevitabile verdetto della matematica
Inutile girarci intorno: provare a tirare a campare a Casalnuovo – così come negli altri comuni intrappolati in questo limbo – serve solo a rimandare un finale già scritto. Il “sindaco dimezzato” resta una figura quasi tragica: un generale senza esercito.
I prossimi giorni a Casalnuovo saranno decisivi e faranno scuola a livello nazionale. Resta da vedere se si sceglierà l’accanimento terapeutico su una consiliatura nata morta o il coraggio di un reset immediato. L’unica certezza è che l’anatra zoppa ha fatto un’altra vittima, e a pagare il conto saranno, come al solito, i cittadini.




