di Gloria Callarelli
Tutto nasce dall’approvazione nel 2017 con il governo Paolo Gentiloni delle cosiddette ZES, Zone economiche speciali, che rappresentano delle vere e proprie possibilità di enclave sul territorio italiano, servite su un piatto d’argento agli investitori stranieri.
Paolo Gentiloni, già fondatore del Partito Democratico, Commissario europeo per gli affari economici e monetari nella Commissione Von der Leyen dal 2019 al 2024, fu già Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana. Mattarella gli conferì l’incarico di formare un nuovo governo. Restò in carica due anni, dal 2016 al 2018, ed ebbe il tempo di fare danni profondi: ad esempio introdurre le dodici vaccinazioni obbligatorie della Lorenzin, oltre che lanciare la bomba micidiale di cui sopra sulla sovranità territoriale italiana, svenduta così nelle sue bellezze e peculiarità a immobiliaristi e affaristi di tutto il mondo. Abruzzo, Campania, Calabria, Sicilia Occidentale, Sicilia Orientale, Sardegna, Adriatica e Ionica (in particolare Puglia). Dal 2024 si è avuta un’unica grande ZES per il Mezzogiorno, oggi addirittura l’area si è allargata a Marche e Umbria.
L’obiettivo dichiarato ufficialmente era favorire lo sviluppo economico del Mezzogiorno: in realtà l’operazione è servita ad aprire le porte dell’Italia a predatori miliardari, multinazionali, pseudofilantropi. Sfruttando la Zes, infatti, questi gruppi, per lo più sionisti, stanno penetrando un po’ ovunque nel territorio italiano. Così, mentre in Albania si muove il mondo per stoppare la coppia sionista Kushner-Ivanka Trump che vuole l’isola di Sazan per creare un resort di lusso (versione ufficiale), in Italia gli attacchi sono molteplici e passano tutti sotto traccia.
Vale la pena accennare a quello che sta accadendo in Puglia che, guarda caso, è in linea d’aria a due passi proprio dall’Albania. Nel Salento fino a pochi mesi fa vi fu lo scandalo della “colonia” israeliana. Scritto proprio così, non tacciateci subito di antisemitismo: il progetto portava proprio questo nome. Una comunità autosufficiente che doveva comprendere case, certo, ma pure scuole, strutture sanitarie, campi coltivati. Non proprio un semplice progetto immobiliare, insomma. Grazie a Dio la cosa si diffuse a livello giornalistico, creò polemiche e la “colonia” si bloccò. A Ostuni, città dirimpettaia di Sazan, invece, una controllata di Bill Gates, la Four Season, che vanta una catena di strutture alberghiere di lusso, ha pensato a sua volta di gestire una mega struttura. Dietro la società Merletto che dovrebbe fare l’acquisto, i fondi che fanno capo alla Omnam, del finanziere israeliano Yaniv Medalsy. Tenetevi forte: Medalsy sembra ricopra il ruolo di intermediario tra i grandi colossi delle costruzioni e la politica. Infatti, il cugino del presidente dell’Ars, Galvagno, e il consigliere comunale a Catania di Fratelli d’Italia, Giovanni Magni, figlio del boss mafioso, sono soci al 18 per cento di un centro sportivo, la cui sede legale appare allo stesso indirizzo di almeno due aziende del nipote del cavaliere Mario Rendo (già accusato quest’ultimo di rapporti con la mafia) e gestiscono le serate al complesso alberghiero nei pressi di Taormina, che è ora nelle mani dello stesso manager israeliano (tramite una ditta di Cipro). L’uomo, nelle scatole cinesi di cui vi parliamo, sembra vicino alla De Sanctis Costruzioni, ditta a sua volta vicina a Domenico Mimmo Costanzo di Tecnis e Cogip, finiti nell’inchiesta Dama Nera del 2015, che ha portato a una decina di arresti e rivelò un giro di mazzette e favori illeciti concessi da alcuni dirigenti dell’Anas a imprese di costruzione in cambio di appalti. Per tornare ad oggi: la Soprintendenza in Puglia ha per ora bloccato, per gravi irregolarità, tutto il progetto in barba alle orecchie da mercante della Regione, forse felice di avere invece un piede di Bill Gates in casa.
Di certo c’è la coincidenza di una globale influenza che si verrebbe a creare nello stretto di Otranto, che diventerebbe di fatto territorio dominato da sionisti: non dimentichiamo che si tratta di un’arteria vitale per le merci in arrivo e in partenza dai porti italiani di Bari e Brindisi verso Grecia ma soprattutto Turchia e Canale di Suez. Inquietante se pensiamo che qualche sionista parla già di guerra contro Egitto e Turchia dopo quella contro il Libano e l’Iran.
Ultima in ordine di tempo, poi, la Sardegna: il gruppo brasiliano JHSF Participações, che sta dietro alla società Tavolara Bay, che a sua volta vuole mettere mano su una fetta di Sardegna per creare un mega centro di lusso, tra piscine, ristoranti, impianti sportivi e chissà che altro, è di Zeco Auriemo un imprenditore di alto livello il cui legame con il mondo sionista è conclamato. L’ultima sua uscita pubblica in Brasile è stata ad un evento di gala della famiglia di banchieri ebrei Safra, originari del Libano e della Siria. Edmond Safra era nel “Black Book” di Jeffrey Epstein. Poco male: Edmond Safra morì nel 1999, anno in cui Epstein venne accusato dei primi traffici illeciti, in un misterioso incendio a Monaco. Il padre, Jacob Safra, tentò di fare affari immobiliari con Epstein. Tant’è. In Sardegna la Regione si sta opponendo, non così il Comune Loiri Porto San Paolo, che a sorpresa ha declassificato l’area, portandola da intoccabile che era a tranquillamente violabile. Anche questa volta c’è il no della Soprintendenza ma, orrore, il governo Meloni è intervenuto dando l’ok, tramite Zes, alla privatizzazione dell’area.
In ogni caso quella che sembra proprio una diaspora continua. Lo vediamo in Valsesia, nel profondo Piemonte, dove circa un centinaio di famiglie israeliane si è insediata a Varallo Sesia. Medici, scienziati, professionisti che hanno preso possesso dell’area. L’idea per il prossimo futuro, addirittura, è quella di creare un polo tecnologico focalizzato su cybersicurezza e intelligenza artificiale. Tutte cose che, citofonare ad esempio al magnate della guerra Peter Thiel, sono molto richieste oggi nel Vicino Oriente: poco importano, evidentemente, i migliaia di morti nella striscia di Gaza (bambini compresi) e in tutta l’area. Del resto business is business. Beh, di una cosa possiamo stare certi. Che il denaro sia del diavolo, è cosa nota. Così, se qualcuno crede veramente che tutto questa invasione sionista possa aiutare economicamente il nostro Paese, resta un povero illuso. Perchè come disse Henry Ford: “Se il denaro è la tua speranza per l’indipendenza, non ne avrai mai.”





Estrapolo e faccio alcune riflessioni sulla frase , riportata nell’articolo :
“… Inquietante se pensiamo che qualche sionista parla già di guerra contro Egitto e Turchia dopo quella contro il Libano e l’Iran … “.
Netanyahu ,con orgoglio , ha più volte detto che la sua nazione combatte contro la barbarie su ben sette fronti . E per quanto riguarda i sette fronti , sembra proprio che abbia ragione , infatti , Israele è militarmente impegnata :
1 ) a Gaza , contro Hamas ;
2 ) in Libano , contro Hezbollah ;
3 ) verso i territori dello Yemen , contro gli Houthi ;
4 ) In Siria contro alcune fazioni armate ;
5 ) in Cisgiordania in appoggio ai propri coloni ;
6 ) in Iraq dove operano milizie ostili ;
7 ) contro l’Iran che appoggia e finanzia gruppi antisionisti circonvicini ad Israele , in una sorta di guerra per procura .
E , tutto questo non mi sembra poco per uno Stato che ha una popolazione poco inferiore a quella della Lombardia ed una superficie poco inferiore a quella dell’Emilia Romagna e che è in guerra contro i suoi vicini dal lontano 1948 . Detto ciò mi vien da chiedere per quanto tempo ancora tutto questo potrà andare avanti , visto l’esiguità di uomini per Israele ?
Ma mentre gli amici di Israele , in Occidente , si preoccupano della tenuta dello Stato ebraico sul lungo periodo , i ministri di Netanyahu si preoccupano di allargare i confini della loro nazione .
Bezadel Smotrich , ministro delle finanze del governo di Netanyahu , in un’intervista rilasciata al canale pubblico europeo “Arte” ha affermato che il suo Stato intende fare sua , un po’ per volta , l’intera Palestina e tutta la Cisgiordania , che per lui si chiama : Giudea e Samaria . Non solo , ma dovranno cadere , prima o poi , sotto il dominio di Israele anche il Libano , la Giordania e l’Egitto . Non dissimile da quando ha dichiarato , l’altro kingmaker del governo israeliano , Itamar Ben-Gvir e alcune fonti a lui vicino , che con incredibile iattanza , parlando di un “Grande Israele” ed hanno ipotizzato uno Stato ebraico che vada dal Nilo all’Eufrate . Costoro , ripeto , dimenticano l’esiguità delle loro forze in campo , visto che da quasi 80 anni non riescono ad avere la meglio contro i loro vicini , vorrei vedere come potrebbero cavarsela una volta invaso totalmente il Libano , la Giordania , L’Iraq e l’Egitto .
Hanno indotto gli USA a scendere in guerra contro l’Iran perché si sentivano minacciati dal regime degli Ayatollah e dal loro uranio arricchito al 60% . Il risultato è stato catastrofico : gli Ayatollah sono al loro posto e l’uranio sicuramente non andrà a finire in mano americane . E come se ciò non bastasse gli USA NON hanno vinto un’altra guerra , l’ennesima dal 1945 ad oggi . Questi risultati contribuiscono a far perdere credibilità a livello internazionale a Washington e ad indebolire , significativamente , le loro capacità di deterrenza ed a far venir meno il loro controllo sui mari attraverso i presidi , diretti e/o indiretti sugli stretti . Per tutto questo Trump dovrebbe “ringraziare” Netanyahu , invece se la prende con i suoi camerieri europei .
Per quanto riguarda i sogni di grandezza di Israele , cosa dire ? Auguri e figli maschi !
Nel frattempo gradirei che il governo Netanyahu espanda il suo Stato per prima verso la Siria , dove lunghe e minacciose si stagliano i sinistri interessi della Turchia , tra l’altro membro della NATO , non oso immaginare l’imbarazzo di Washington quando Ankara stufa di una guerra per procura chiederà agli USA l’applicazione dell’articolo 5 del trattato NATO.
Da Cipro alla Grecia, dall’Albania all’Italia il copione è sempre lo stesso: banche e fondi israeliani prospettano investimenti miliardari per costruire strutture immobiliari destinate a essere occupate da ebrei israeliani. Ma di quali progetti residenziali stiamo parlando? L’idea è quella di dar vita a comunità autosufficienti dal punto di vista economico, energetico e alimentare, separate dal contesto sociale circostante e dotate di sistemi di protezione e vigilanza autonomi per garantire la propria sicurezza e integrità. In pratica, si tratta di enclavi all’interno dei Paesi che disgraziatamente decideranno di ospitarle. Certo, è probabile che, almeno nei primi tempi, i Paesi ospitanti mantengano formalmente la propria giurisdizione su tali insediamenti, ma non è difficile immaginare cosa essi siano destinati a diventare: colonie dello Stato ebraico al di fuori della Palestina, pezzi di Israele all’estero.
Per quanto concerne specificamente l’Italia, se i sionisti incontrano qualche difficoltà nell’allungare le mani sul nostro territorio, non ne incontrano affatto nell’accesso alle informazioni digitali che ci riguardano. Aver affidato la sicurezza informatica e la gestione dei dati sensibili del nostro Paese a un governo straniero – come è accaduto a marzo del 2023, quando il governo Meloni ha di fatto appaltato la cybersecurity italiana a Israele – ha indebolito profondamente la nostra indipendenza nazionale. Delegare a terzi la protezione delle reti digitali vuol dire consegnargli le chiavi di casa. E cosa accadrebbe se gli obiettivi strategici di Roma e quelli di Tel Aviv dovessero divergere? Il paradosso politico è che l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, pur facendo del patriottismo il suo cavallo di battaglia, non solo non ha fornito alcun chiarimento su questa delicata dipendenza tecnologica, ma a novembre dell’anno scorso l’ha ulteriormente aggravata, premiando nei bandi di gara pubblici le imprese che acquistano tecnologie cibernetiche dallo Stato ebraico.