di Nicola Trisciuoglio (estratto)

Vannacci auspica i “rastrellamenti”…uno stato sbirresco con gendarmi che presidiano le nostre città, uomini in armi e tute mimetiche ai crocevia delle strade. Lo ha affermato senza pudore alcuno da un palco presentando il generale Carmelo Burgio candidato sindaco di Milano per Futuro Nazionale: “Se chiedessimo a Burgio di rastrellare Rogoredo, saprebbe come farlo”. Ed allora bisogna dirlo subito: non cadete nella tentazione di confondere Vannacci con il fascismo. Parlare di ordine. Invocare disciplina. Utilizzare un linguaggio militaresco. Garantire rastrellamenti, repressione, forza, remigrazione, autorità e Stato di polizia è l’antitesi di una storia politica e di una concezione ideale quale fu il Fascismo.

Il fascismo non amava i generali. Il Fascismo non fu il culto della caserma. Il Fascismo non fu la trasformazione della società civile in una gigantesca piazza d’armi. Il Fascismo non fu il generale che pretende di trasferire alla politica il linguaggio, le categorie e persino le suggestioni proprie della repressione militare. Il Fascismo fu tutt’altra cosa. Ed è proprio qui che si colloca l’abisso tra ciò che il Fascismo fu e ciò che Vannacci e il suo partito rappresentano. Una destra ultra liberista, filo atlantista e filoisraeliana. Tutto quello che rappresenta Vannacci è censura, reazione, bigotteria, negazione della libertà, della socialità, dell’umanità. Uno squallido concetto di “ordine”. Un lugubre autoritarismo. Il tentativo per nulla celato di ridurre lo Stato di Diritto a Stato di Polizia. E soprattutto un pensiero forcaiolo, nel quale la complessità della politica rischia di essere ricondotta alla caserma, all’ordine impartito dall’alto, al nemico da individuare, al diverso da allontanare, alla repressione da invocare… all’odio razziale.

Non è questo ciò che il Fascismo fu. L’idea fascista è l’antitesi di questo pseudo pensiero. Il Fascismo nacque rivoluzionario e ricercò, nelle sue diverse stagioni, continuativamente una trasformazione radicale della società, affondò le proprie radici in un universo politico, culturale e filosofico complesso, variegato, culturalmente profondissimo. Fu quello che volle cambiare anziché conservare. Fu attraversato da una componente autenticamente socialista. Fu attraversato dal sindacalismo rivoluzionario e dal futurismo.
Fu attraversato da fermenti libertari, artistici, sociali, futuristi, corporativi. E proprio tutto questo rappresentò l’antitesi del grigiore burocratico e militaresco al quale oggi qualcuno vorrebbe ridurlo per la pletora ignorante che inneggia ai muscoli che mostra questo tribuno di America e Israele. Fu una sua revisione che reinterpretò la prassi attraverso una diversa concezione dello spirito, dello Stato e della comunità.

Non fu un caso che giovani intellettuali trovassero un punto di riferimento nell’ex anarchico Berto Ricci e nel libertario Marcello Gallian. Non fu un caso che Ugo Spirito, al Convegno di Studi corporativi di Ferrara del 1932, arrivasse a teorizzare la “corporazione proprietaria”, prospettando una trasformazione radicalissima della proprietà e del rapporto fra capitale e lavoro. Cosa c’entra Vannacci con tutto questo? Che cosa c’entra il “rastrellamento” con tutto questo? Che c’entra il liberismo economico sfrenato con tutto questo?
Che cosa c’entra il generale che trasferisce nella politica il vocabolario della caserma con questo universo rivoluzionario, sociale, sindacale, culturale, filosofico? Che cosa c’entra il pensiero forcaiolo con una tradizione che pretese di trasformare radicalmente la società… fino a teorizzare l’abolizione del carcere con le colonie agricole, le case lavoro, il confino? Nulla. Vannacci è l’antitesi di ogni pensiero autenticamente fascista. E proprio per questo bisogna stare attentissimi a non regalargli una genealogia politica che non gli appartenne.

Non dimentichiamo, inoltre, il percorso compiuto dalla destra italiana contemporanea. Gianfranco Fini a Gerusalemme, nel 2003, arrivò alla più radicale presa di distanza dal fascismo definendolo “il male assoluto”. Giorgia Meloni non è stata da meno. Questa destra, proveniente storicamente anche dall’esperienza del MSI ma ormai pienamente inserita nell’orizzonte della destra nazionale, atlantista e filo-israeliana, rappresenta una realtà politica completamente diversa da ciò che il Fascismo fu. Il Fascismo fu concezione etica dello Stato… fu antiliberale… fu antiborghese…fu anticapitalista. Il Fascismo fu organizzazione sociale, fu scuola, fu lotta all’analfabetismo, fu tutela delle madri, fu politica del lavoro, fu corporativismo, fu una concezione organica della società, fu partecipazione e solidarietà. Qualcuno… qualcuno ricorda di grazia il discorso di Torino del 1932 del Duce? “Altra bussola che ci guida nel cammino: la collaborazione delle classi. In questa città che ha così numerose maestranze, mi piace di solennemente affermare che le classi lavoratrici hanno compiuto il loro dovere dinanzi alla crisi e si sono caricate le spalle dell’inevitabile fardello… Ma se la collaborazione è necessaria nei tempi facili, è indispensabili nei tempi difficili quando ogni dispersione di energia è un vero e proprio tradimento consumato ai danni della patria. Torino è stata meravigliosa nell’opera di assistenza. Ci siamo già sganciati dal concetto troppo meschino di filantropia per arrivare al concetto più vasto e più profondo di assistenza. Dobbiamo fare ancora un passo innanzi: dall’assistenza dobbiamo arrivare alla solidarietà nazionale… perché il pensiero che una famiglia soffra dà a me stesso una sofferenza fisica, perché io so, so per averlo provato, che cosa vuol dire… che cosa vuol dire la casa deserta e il desco nudo”.

Il fascismo non lo si può trasformare nella caricatura di un generale che parla continuamente il linguaggio dei rastrellamenti, della gratuita violenza, della remigrazione e quindi dell’intolleranza verso lo straniero.
Noi non possiamo dimenticare Berto Ricci, che fascista, ed assai ortodosso, certamente fu… “Le riffe, le picche, l’avversioni cieche, i risentimenti patriottici sono sintomi d’inferiorità e non di forza: e per noi vogliono dire metterci a tu per tu co’ sottoposti. Niente è così stupido, e poco italiano, come l’intolleranza, il disprezzo preconcetto verso gli stranieri, e il volersi chiudere nel suo guscio”. Vale ancora quel pensiero di Cesare Balbo… “Questo fu fin dal principio, nelle arti, come nelle lettere, il carattere dell’originalità italiana: che ella risultò appunto dall’eclettismo, dallo scegliere e prendere, onde che fosse, ciò che era o pareva bello ad ogni volta, senza impegno, né esclusioni, e quasi senza scuola, senza quelle grettezze di nazionalità che si vorrebbe ora introdurre”.  Un’ideale che parla d’Identità, d’Indipendenza, d’Autodeterminazione e di Sovranità Nazionale…. che sogna di Spiritualità e di Civiltà … che vorrebbe un mondo fatto di Capacità, di Competenze e di Responsabilità… che è per una Giustizia al di sopra delle parti… che propugna l’Economia Partecipativa e l’inserimento delle Categorie nella Direzione del Paese… che è per la Solidarietà e per la Gerarchia dei Valori… che si batte per l’Alternativa Corporativa, per una Società Organica e Differenziata, per la Socializzazione delle imprese e per lo Stato Nazionale del Lavoro… che crede nell’Onore, nella Fedeltà, nell’Onestà, nel Senso del Dovere e nella Parola data… che venera gli Eroi, esalta gli Artisti, palpita per i Poeti e s’inchina davanti al Sapere degli Studiosi ed alla Genialità degli Inventori… che vuole il rispetto della Personalità di ognuno, sostiene la Famiglia, rispetta la Fede di tutti, riconosce la Proprietà nei limiti della sua funzione sociale, favorisce ed incoraggia l’Iniziativa privata purché non contrasti con l’interesse generale della società, esige la partecipazione delle Maestranze alla direzione delle aziende, pretende la ripartizione degli utili nelle imprese, desidera e richiede che la terra vada a chi la lavora ed a chi la sa coltivare e far fruttare… cosa c’entra con questo generale?

Occorre certamente lo Stato. Occorrono le sue leggi contro trafficanti e spacciatori. Ma occorrono anche sanità, recupero, assistenza, lavoro, prevenzione, scuola, famiglia, presidio sociale. Non pronunciare dal palco il verbo più cupo possibile per guadagnarsi una poltrona. Al più queste pseudo-idee partorite per la convenienza dei tempi e per assicurarsi una poltrona… sono il vomito del fascismo. Paradossalmente ne diventa l’antifascismo assoluto. Vannacci finisce per offrire del Fascismo precisamente la caricatura che i suoi avversari hanno sempre desiderato. Il Duce si starà rivoltando nella tomba. Perché vedere un’intera concezione politica ridotta al vocabolario militaresco di un generale costituisce una deformazione grottesca.

Non confondete Vannacci con il fascismo. Non confondete l’autorità con il militarismo. Non confondete l’ordine con il rastrellamento. Non confondete lo stato con la caserma. Non confondete una dottrina politica con una battuta da teatro di Scarpettiana memoria. Perché tra ciò che il Fascismo fu e ciò che Vannacci oggi rappresenta non esiste continuità.
Esiste, semmai, l’antitesi.

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