di Maggie Mane
Ampi roghi nelle aree rurali e strategiche dell’Albania, un sistema di Protezione Civile al limite del collasso e una crescente pressione speculativa sul patrimonio naturale del Paese stanno spingendo il paese verso la vera fase di profonda tensione sociale e politica, in cui l’emergenza ambientale estiva va a intrecciarsi inesorabilmente con le scelte economiche dell’amministrazione guidata da Edi Rama.
Da giorni diverse zone montane e rurali del Paese sono devastate dalle fiamme e la concomitanza di questi eventi con delle visite effettuate nei giorni precedenti da gruppi di cittadini di nazionalità israeliana ha alimentato il forte sospetto tra le comunità locali. Sebbene al momento non vi siano riscontri ufficiali da parte degli organi inquirenti circa un’eventuale matrice dolosa legata a interessi esteri, l’episodio ha riacceso le contestazioni popolari contro la politica estera dell’esecutivo e la percepita ingerenza di investitori stranieri, riallacciandosi alla costante mobilitazione della società civile che da oltre due mesi contesta i controversi progetti immobiliari di lusso sostenuti dal gruppo Kushner-Trump per la trasformazione dell’isola di Sazan e della riserva naturale di Narta in resort turistici ad alto impatto.
Il timore di una privatizzazione di massa del territorio si è esteso di recente anche alle zone interne e montuose a causa del cosiddetto “Pacchetto delle Montagne”, un provvedimento governativo che, pur nascendo sulla carta per incentivare lo sviluppo economico delle aree spopolate, consente la cessione di terreni demaniali ed ecologicamente sensibili al prezzo simbolico di un euro unita a un’esenzione fiscale decennale per chi realizza strutture ricettive, misura denunciata da opposizioni e ambientalisti come la creazione di un vero e proprio paradiso fiscale edile a danno dei parchi naturali e della sovranità nazionale. Nel frattempo, la risposta dello Stato agli incendi evidenzia drammatiche fragilità strutturali, con il personale dei Vigili del Fuoco costretto ad affrontare le fiamme in condizioni di estremo rischio a causa di una seria assenza di Dispositivi di Protezione Individuale, di una flotta di mezzi d’intervento obsoleta e della costante necessità di dipendere dagli aiuti internazionali per domare i roghi più estesi,che ahimè stavolta non c’è stata.
L’emergenza sociale ed economica fa crescere il risentimento verso il governo incapace di affrontare i veri problemi del paese, rimarcando con la protesta, il netto divario tra le ambizioni di vetrina turistica della capitale e le reali priorità di un Paese che fatica a proteggere il proprio territorio e i propri cittadini.




