di Gloria Callarelli (foto: instagram, rielaborazione scatti Anni ’30)

Ferragosto è la festa cattolica, Romana e forse maggiormente legata al Ventennio di tutto l’anno.

La nascita della festa risale al 18 a.C. quando in onore dell’imperatore Ottaviano Augusto il sesto mese dell’anno fu chiamato agosto. In questo periodo, per consentire il giorno di riposo dal duro lavoro nei campi, l’imperatore istituì un periodo di vacanza che prese il nome di Feriae Augusti. Durante il mese feste, giochi e corse di cavalli furono occasione anche per il popolo di incontrarsi e festeggiare la neonata tradizione.

La stessa tradizione venne poi ripresa con vigore nel Ventennio quando Benito Mussolini decise che questo periodo dell’anno dovesse essere una festa tradizionale e popolare. Il Duce del fascismo fece quindi in modo che tutti i lavoratori potessero concedersi un giorno o due di ferie in quella che divenne la classica “gita fuori porta”, garantendo alle famiglie prezzi accessibili e popolari soprattutto nei trasporti. L’offerta si riferiva alla tre giorni dal 13 al 15 agosto e dava la possibilità di usufruire della «Gita di un sol giorno», nel raggio di circa 50-100 km, e, appunto, della «Gita dei tre giorni» nel raggio di circa 100–200 km. Non potendo, inoltre, la gran parte del popolo permettersi di mangiare in ristoranti o locali, si incoraggiò proprio in questa epoca la tradizione del pranzo al sacco con cui le stesse famiglie potevano concedersi in spensieratezza tutta la giornata di svago.

Fu attorno al VII secolo, invece, con le celebrazioni della Madonna Assunta, che la stessa giornata incominciò ad avere anche un significato religioso. Il dogma dell’Assunzione, secondo il quale la Vergine Maria fu assunta, cioè accolta, in cielo in anima e corpo dopo la morte, venne invece istituito nel 1950.

Una tradizione dunque romana, cattolica e fascista viva più che mai ancora oggi con le classiche uscite al mare, al parco e in montagna o nelle città d’arte e con le tipiche processioni religiose, in particolare nel Sud Italia. Una tradizione che fa parte del DNA e della cultura italica che nulla, nemmeno oggi in epoca di cultura woke, hi tech e dei colossi finanziari, è riuscito a scalfire. Una soddisfazione dal sapore classico, una vittoria tutta Romana.

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