Di Gloria Callarelli

L’energia green o le cosiddette rinnovabili altro non sono che un eldorado per soliti noti. Privati, multinazionali, sionisti. Progetti, impianti, soldoni. Così ci tolgono la sovranità, i parchi, il sole perfino. Così ci stanno colonizzando. Un’incredibile serie di scatole cinesi, un rompicapo che abbiamo cercato di risolvere, una pista che alla fine (sorpresa?) ritorna sempre: quella sionista. Non solo pale eoliche, non solo impianti fotovoltaici per produrre energia elettrica. Ma anche impianti di accumulo per conservarla e metterla a disposizione. Già, ma a disposizione di chi?

Quello che sta accadendo in Italia potrebbe essere molto più inquietante di quello che sembra. E’ un business enorme che coinvolge governi, amministrazioni locali, poi multinazionali straniere, poi Cina, poi Israele ed arriva fino a grossi banchieri sionisti come Jp Morgan. E che potrebbe avere ben altri scopi a parte quelli del mero profitto. Ma andiamo con ordine. Ovunque, da Nord a Sud, stanno comparendo progetti per la produzione di fotovoltaico o, ancora più facile, agrivoltaico che raggira la messa a terra dei moduli e quindi, sulla carta, permette sia di continuare le coltivazioni che, contemporaneamente, di costruire e tenere i pannelli anche laddove sorge una qualche criticità. Pannelli che durano in media dai 25 ai 30 anni. Dunque in barba a territori verdi, rigogliosi, puliti siamo invasi di pannelli grigi, in serie, anche inquinanti. Accanto a questi, gli impianti di accumulo che sono i magazzini di questa energia. Ve ne sono oltre 900mila in Italia. Una vera e propria invasione che deturpa il territorio e lo colonizza.

Il più grande parco fotovoltaico al momento è quello realizzato in Sicilia, tra Paternò, Belpasso e Centuripe, a cavallo delle province di Enna e Catania. Territorio, per altro, in cui va forte Fratelli d’Italia. A costrurlo Iberdrola, grossa ditta spagnola del settore che stringe accordi sovente con partner stranieri (vedi Emirati Arabi Uniti, i cui emissari sono in vacanza in queste ore proprio in Sicilia). Ma la società spagnola, non si scandalizza a stringere mani anche altrove. Alcuni software utilizzati dalla società sono, ad esempio, made in Israel: vedi le piattaforme di pianificazione basate sull’intelligenza artificiale tipo REplace, utilizzate per accelerare lo sviluppo di progetti di energia rinnovabile e solare a livello globale. Ma c’è di più.

A gestire i contratti PPA e la fornitura che viene prodotta nel grande parco fotovoltaico siciliano denominato “Fenix” (cui presto seguirà un altro grosso impianto nel territorio di Vizzini), sono due società: Statkraft e Sonnedix. La prima è una società statale norvegese e la più grossa società europea di energie rinnovabili. Ha acquisito la gestione di alcuni impianti situati proprio in Italia provenienti dalla Ellomay, società israeliana che ha messo le mani sul 51% dei progetti solari italiani e che ha ceduto alcuni degli stessi impianti, guarda un po’, proprio alla Sonnedix. Sonnedix che è l’altra società coinvolta facente capo niente popodimeno che a JP Morgan, che nel tempo ha acquisito i diversi parchi fotovoltaici italiani di cui sopra. Uno scandalo, se pensiamo che JP Morgan è quel colosso finanziario sionista che ha finanziato per oltre 10 anni il pedofilo, proveniente da ambienti Mossad, Jeffrey Epstein. Colosso finanziario che collabora anche con l’imprenditore Kushner, anche lui in vacanza in Sicilia. Come sono arrivati a costruire quel mostro grigio siciliano? Attraverso un accordo di prestito verde (“green loan”) di 100 milioni di euro concesso dalla banca europea per gli investimenti, con il supporto della Garanzia Archimede di SACE. Nessun intermediario, nessuna asta, nessuna richiesta di incentivi: perchè così non si perde tempo, si costruisce rapidamente e si vende energia subito. Per la felicità delle tasche straniere e alla faccia della sovranità del nostro Paese. I terreni su cui sorge il fotovoltaico sono di proprietà di privati che li hanno dati in concessione tramite contratti di locazione o diritti di superficie di lungo periodo.

La Sicilia non è l’unica regione, dicevamo, travolta da questa colonizzazione. La Puglia è una delle aree più martoriate. Prima la colonizzazione turistica, con l’acquisto di molte proprietà da parte di sionisti e l’interesse di Bill Gates a Ostuni (già in affari con JP Morgan nel periodo Epstein e delle pandemie), poi la colonizzazione energetica che risale addirittura, secondo i ben informati, all’epoca di Raffaele Fitto (uomo della Meloni, oggi in Europa a sorvegliare questo segmento economico). Nel Foggiano (con la Sonnedix a gestire gli impianti), ma anche nel Leccese, i parchi di fotovoltaico si sprecano. A Taranto gli impianti sono andati a Total Energies che vanta tra i maggiori azionisti Blackrock. Una delle zone più interessate è certamente l’area che va da Galatina a Nardò fino a Galatone. Oltre agli impianti già esistenti, avanza l’ipotesi di costruirne un altro. E’ già braccio di ferro tra amministrazione e popolo. E, dietro, l’ennesima ombra sionista: l’azienda produttrice, la Trina Solar, cinese, ha già avviato avviato in passato partnership con Israele e non è esclusa una nuova collaborazione.

E poi abbiamo il Friuli Venezia Giulia, dove la Sonnedix ha già messo le mani (vedi il Pordenonese) e dove presto dovrebbe essere realizzato un altro impianto di accumulo. Sempre di stampo sionista. Ma l’operazione riguarda tutta l’Italia e, sebbene potremmo citarvi tante altre regioni, chiudiamo con la Toscana. Nella zona di Grosseto si battaglia per un progetto affidato alla ditta israeliana Shikun e Binui che, pensate, ha addirittura costruito intere colonie israeliane (vedi Cisgiordania) oltre che altre strutture utili all’esercito israeliano.
Società o aziende o privati che collaborano con sistemi corrotti, governi o paesi genocidi non dovrebbero nemmeno avvicinarsi al nostro Paese. L’Italia dovrebbe opporsi, governo e amministrazioni locali fare barriera per difendere il proprio territorio, le proprie eccellenze e la propria dignità. Altro che. Una vergogna nella vergogna, invece, si nasconde dentro ognuna di queste scatole cinesi.

Ad ogni modo; la mappa è chiara e fa sorgere degli interrogativi: c’è evidentemente un lasciapassare, un accordo tacito, un qualche via libera che governo e amministrazioni stanno adottando per far sì che queste aziende sioniste, questi privati, mettano le mani sulla marmellata energetica green nel Belpaese. Perchè? E’ sola una questione di vile denaro? Oppure si nasconde qualcos’altro dietro questa invasione sionista nelle rinnovabili? Spulciando, ad esempio, sull’uso che si può fare degli impianti di accumulo, scopriamo che, sì certo, servono alla cosiddetta “sostenibilità ed efficienza energetica” (del resto quanto sarà bello il mondo con i cimiteri di metallo al posto degli alberi), ma, udite udite, scopriamo che possono essere adattati anche a scopo militare. Dal green alla war, insomma, potrebbe essere un attimo. Che Dio ci aiuti.

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