di Roberto Fiore

Forza Nuova nel 1997 fissa la lotta contro l’aborto e le politiche abortive a primo punto della sua battaglia, significandone cosi la profonda importanza.

Di aborto in Italia si parla raramente nonostante vi siano ragioni profonde che pretenderebbero una rimessa in discussione di tutto quell’apparato sessantottino nichilista, antiromano ed anticristiano, che ha dominato negli ultimi cinquant’anni nelle scuole, nelle università, nella cultura e nelle segreterie politiche. L’aborto rimane qualcosa di cui è meglio non parlare perché “poco politico”. Futuro Nazionale invece, volendo traghettare le istanze storiche di FN in FNv (sic) definisce l’aborto un “non diritto”. Questa affermazione però si rivela un boomerang, per chi vuole capire non le sottigliezze ma la sostanza delle cose.

Infatti nelle dichiarazioni di Vannacci non c’è nulla di nuovo rispetto alla 194 che depenalizzò l’aborto condiderandolo di fatto un reato. Il risultato di questo atteggiamento “conservatore” sulla 194 è che 7 milioni di bambini sono stati uccisi nel ventre delle loro madri dal 1978, anno in cui è entrato in vigore l’aborto. Non c’è stata mai una flessione dei numeri e se si è passati da cifre altissime (oltre 200mila) a una cifra costante (attorno ai 120 mila), oggi sotto i 100mila, è perché la proporzione di aborti va sempre, ovviamente, calcolata sulla quantità di bambini concepiti e quindi va presa in considerazione l’enorme riduzione, dagli anni Settanta ad oggi, di coppie giovani fertili che concepiscono.

Le organizzazioni Pro Vita sono state attente a stigmatizzare questo punto che in realtà denota il totale fallimento della destra italiana. Vale a dire: se da una parte la destra ha parlato contro il diritto all’aborto, non è riuscita minimamente a scalfire quell’ impalcatura filosofica che ha permesso che l’aborto divenisse un dogma inattaccabile.

La cosa che fa pensare è che tutta la classe politica prima degli anni Ottanta si era espressa in modo contrario all’aborto: pensiamo a Togliatti, Berlinguer, a tutti i capi della Democrazia Cristiana ai leader dell’MSI. Non c’era discussione sulla possibilità di abortire. Questa virata dissolutoria è la rappresentazione migliore del decadimento della classe politica che ha portato fra le altre cose all’accettazione di una legge disastrosa che ferisce tutti i giorni il corpo sociale ed impedisce la rinascita dell’Italia demografica, sociale e politica. E se Fratelli d’Italia da quando è al potere non ha scalfito minimamente né il numero degli aborti né il nesso psicologico e spirituale con il crollo demografico, significa che, come in tanti altri punti, la destra è fallimentare.

Si rende necessaria una rivoluzione a 360° che parta dal diritto romano (“Qui in utero sunt, in toto paene iure civili intelliguntur in rerum natura esse”) e continua con il grande insegnamento cristiano; il tutto è stato assunto con coraggio dai movimenti nazionali, di prima e dopo la guerra, che hanno considerato costantemente la vita bene prezioso da proteggere fin dal compimento.

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