Di Gloria Callarelli
Nel territorio di Nardò, in provincia di Lecce, nel sud della Puglia (Salento), nell’entroterra tra Torre Lapillo e Porto Cesareo, si trova uno dei siti più enigmatici e rilevanti del panorama archeologico italiano: quello dei cosiddetti “Anelli concentrici di Arneo”, oggi paradossalmente minacciato dalla realizzazione di un mega impianto fotovoltaico industriale.
Gli “Anelli di Arneo” sono una vasta formazione di strutture concentriche visibili esclusivamente dall’alto, estese per oltre due chilometri, con un anello centrale di circa 100 metri di diametro. Queste geometrie, non percepibili a livello del suolo, risultano già presenti in fotografie aeree storiche degli anni ‘40-‘50, escludendo quindi ipotesi di genesi artificiali recenti. Il sito si colloca in una pianura costiera a breve distanza dal mare, in un contesto paesaggistico ancora integro. L’origine di quegli anelli enigmatici altamente iconici resta ad oggi non chiarita: potrebbe trattarsi di un fenomeno geologico, antropico o misto, ma è proprio questa indeterminatezza a renderlo di grande interesse scientifico. A rafforzare il valore di questo luogo già così affascinante vi è la presenza documentata di materiali archeologici in superficie (ceramiche neolitiche/protostoriche, ossidiana, resti ossei) e la possibile intersezione con il tracciato della Via Augusta Sallentina, antica infrastruttura viaria romana.
Nel 2019, a seguito di sopralluoghi diretti da parte dello studioso locale Oreste Caroppo, vengono segnalate ufficialmente alla Soprintendenza le prime evidenze archeologiche. Negli anni successivi, relazioni tecniche e studi evidenziano un alto rischio archeologico diffuso. Nel 2023, la Soprintendenza esprime parere negativo rispetto alla realizzazione dell’impianto fotovoltaico nell’area, sottolineando l’impatto sul paesaggio e sul patrimonio archeologico. Tuttavia, nel febbraio 2024, il Consiglio dei Ministri approva il progetto del mega impianto con esito positivo della Valutazione di Impatto Ambientale, nonostante le innumerevoli criticità evidenziate. Nel corso del 2024–2026, cresce la mobilitazione civica, con petizioni pubbliche e appelli alle istituzioni; l’associazione Italia Nostra ha dedicato un focus al problema di Maramonti in alcuni suoi convegni nel territorio. Il progetto dell’impianto fotovoltaico voluto sull’area prevede per alcuni chilometri anche il passaggio del suo cavidotto proprio lungo questo tracciato, sconquassandolo.
A seguito dei saggi di scavo preventivo condotti con la supervisione della Soprintendenza tra giugno e luglio del 2024 nel podere di Masseria Maramonti si è deciso di frazionare una porzione di alcuni ettari, quella con la maggior densità di reperti in superficie sulla quale è stato apposto il vincolo archeologico. I risultati degli scavi sono stati presentati dalla Soprintendenza già nel novembre del 2024 in un convegno sull’archeologia preventiva tenutosi a Foggia.
Nell’estate 2026 nonostante lo straordinario quadro emerso ricco di prospettive di ulteriore scoperta: la Regione Puglia ha sciaguratamente concesso l’autorizzazione unica finale per la realizzazione. Il progetto prevede un impianto agrifotovoltaico industriale installato su circa 92 ettari inizialmente ora ridotti a 80 con installazione di pannelli e strutture di sostegno, scavi per cavidotti e infrastrutture, realizzazione di cabine elettriche e opere accessorie.
Aspetto gravissimo: l’impianto sebbene ridimensionato rispetto al progetto iniziale, seppur ancora esteso decine e decine di ettari, sorgerebbe proprio nell’area di rispetto immediatamente adiacente a quella frazionata e già sottoposta a vincolo archeologico. Al momento quindi non risulta l’affermazione di un’area buffer tale da impedire la realizzazione dell’impianto a ridosso dell’area frazionata. Questo rischia di compromettere testimonianze archeologiche non ancora rivelate la cui presenza è altamente probabile.
La fascia di rispetto almeno di alcune centinaia di metri intorno a beni vincolati ha la funzione di tutelare testimonianze archeologiche sepolte non ancora note la cui presenza è plausibile nelle pertinenze di un sito archeologico conclamato.
In una Puglia martoriata e svenduta al fotovoltaico e alle rinnovabili, anche ad aziende di stampo sionista, si ritiene urgentissima almeno un’indagine georadar/magnetometrica e la sospensione immediata del progetto del mega impianto con apposizione di vincolo archeologico e paesaggistico sull’intera area degli Anelli di Arneo, quella che ormai è conosciuta e ribattezzata “l’atlantide salentina”.





Ci vorrebbe un registro di tutti i soggetti con le doppie cittadinanze israeliane come fu proposto all’epoca dal Prof. Gabor Vona dell’ungherese dell’allora JOBBIK . I sionisti possono infatti diventare potenzialmente lesivi per la sovranità e la sicurezza nazionale. Che si tratti di soggetti che sono stati nell’IDF ,come vene sono tanti nel suditalia,ed in base alle notizie giornalistiche recenti o che si tratti di soggetti legati alle aziende di stampo sionista.
Ho visto che si sta diffondendo la “pastasciutta antifascista”,oramai anche in alcuni paesini romagnoli. Tra i più importanti a svolgere queste iniziative l’arci di Torino con tanto di stelle rosse rovesciate e bandiere arcobaleno che simboleggiano le corna del diavolo. Quindi è nota la matrice giudaico-satanista di questa feccia,che, oltretutto si fa pagare 6 euro per un piatto di pasta asciutta e al solo fine di “trollare” la politica,facendo ancora leva sul termine fascismo,come vogliono i loro padroni ebrei a capo dell’ANPI. Queste sono evidentemente le preoccupazioni dell’ANPI ,far pagare un piatto di pasta sciacquata 6 euro per fare propaganda antifascista e a cui corrisponde propaganda in favore di immigrazione, inclusione,negrizzazione,diversi,partigianesimo, sionismo ecc… Sappiamo tutti che che,invece,dietro si nasconde un vero e proprio sistema di potere fatto di raccomandazioni, nepotismo e liturgie resistenziali . Alla “pastaasciutta antifascista” dovrebbe sorgere o essere contrapposta “la lasagna alla bolognese” distribuita gratis alla gente. A parte le battute,in antitesi alle ideologie di questi parassiti satanisti partigiani dalle stelle rovesciate(ed ecco perché a Natale mettono le stelle al contrario sugli alberi natalizi!), bisognerebbe incrementare le iniziative anche inizialmente distributive di beni di prima necessità soltanto agli italiani in difficoltà,un po’ come fanno in Germania i movimenti nazionalisti che distribuiscono agli anziani ed ai tanti cittadini tedeschi che davvero affrontano situazioni di emergenza materiale. Bisogna cominciare a contrastare la feccia come quella della pastasciutta antifascista e smascherare cosa in realtà si cela dietro questi parassiti nemici dei popoli e delle nazioni. Ecco perché hanno regalato il territorio alle aziende israeliane ed agli stessi che commettono il genocidio di Gaza, mentre loro pensano alle pastasciutte. Bisogna distruggere questa feccia e fare in modo che anche a Natale ritorni la stella vera sugli abeti natalizi. È come una guerra su dimensioni parallele.