di Gloria Callarelli
Venticinque anni trascorsi tra menzogne, verità, insabbiamenti e un dubbio che permane: cos’è successo veramente quell’11 settembre 2001 nell’attacco alle Torri Gemelle di New York? Oggi, con alle spalle un’altra (altrettanto ingegnosa quanto diabolica) operazione, che fu il Covid19, i fatti avvenuti quel giorno appaiono, forse, meno fumosi.
L’attacco al World Trade Center non può passare come semplice dirottamento di qualche aereo che sorvola indisturbato i cieli degli Stati Uniti e va a schiantarsi contro obiettivi sensibili (o comunque di rilievo) facendoli sbriciolare come fossero carta. E’ una ricostruzione che non regge. Oggi, a distanza di anni e con quanto sta accadendo nel mondo, forse siamo pronti ad una verità diversa. L’idea che quella avvenuta l’11 settembre sia stata un’operazione dei servizi segreti della CIA e di Israele ordita per muovere guerra nel Vicino Oriente e iniziare l’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale, non è più fantascienza. Del resto un auto-attacco per orientare l’opinione pubblica non è da escludere e non sarebbe in effetti la prima volta. Pensiamo a Pearl Harbour: alcune voci americane tra cui Joseph Persico nel suo libro “La guerra segreta di Roosevelt” e Gore Vidal nel suo libro “L’età dell’oro”, hanno evidenziato il coinvolgimento degli Stati Uniti con la consapevolezza di Roosevelt.
A corroborare questa tesi sull’11 settembre, diversi indizi diffusi soprattutto nel mondo arabo: nel libro di Hesham Kamal “11 September American Industry 14” si fa riferimento al malfunzionamento delle difese aeree
americane per facilitare il compimento degli attentati. Anche la rete televisiva libica “Al Nabaa” riporta una serie di osservazioni a riguardo: cita ad esempio un’esercitazione militare, “Mascal”, sostenuta l’anno prima, che prevedeva la simulazione di un attacco al Pentagono tramite appunto il dirottamento di un aereo di linea; parla poi del fatto che la sezione cinofila addetta al rilevamento di esplosivi nelle torri gemelle e buona parte degli uomini dell’aeronautica militare, in quelle ore, non si trovavano pronti ad intervenire. Tutte coincidenze?
La ricostruzione degli schianti, così come i pochi pezzi ritrovati, infine, secondo molti esperti non sono scientificamente compatibili con il solo attacco aereo, per altro messo in piedi così bene da attentatori “improvvisati”. Il crollo delle torri, infatti, sarebbe molto più compatibile con le esplosioni controllate usate comunemente per abbattere gli edifici: le temperature occorse non avrebbero mai potuto far sbriciolare in quel modo quelle enormi strutture. Serviva l’esplosivo. Gli stessi pompieri intervistati parlarono di “botti, scoppi, esplosioni”. Precedente curioso ma significativo: nemmeno l’Empire State Building, colpito da un bombardiere nel 1945, crollò dopo l’impatto del velivolo sull’edificio che anzi fu riaperto in pochissime ore. Dunque…
Vi sarebbe però molto di più e qui entra in scena l’elemento sionista, che fa pensare a una combine dei due servizi segreti. La prova più scioccante è sicuramente Odigo: una società di messaggistica israeliana con uffici sia al World Trade Center sia in Israele, che quel giorno, solo due ore prima dell’attacco, ricevette numerosi avvertimenti di pericolo in merito alle Torri Gemelle. Dunque Israele sapeva in anticipo degli attacchi?
Inoltre diverse figure sioniste che ruotavano attorno al WTC, messi insieme nel puzzle, danno luogo a un quadro che fa pensare. A comprare il WTC, ad esempio, fu Larry Silverstein, imprenditore di origini ebraiche che riscattò il complesso il 24 luglio 2001, pochi mesi prima dell’attentato, con un contratto ridicolo. Dopo l’attacco e una disputa sull’assicurazione, ottenne oltre 4 miliardi, ricostruì tre torri e fu lui, di fatto, l’artefice di Ground Zero. Quel fatidico giorno di settembre decise di accompagnare la moglie a una visita medica e di non recarsi alle Torri Gemelle mentre i suoi figli, che avevano gli uffici sempre nel complesso, fecero tardi al lavoro. Fu così che si salvarono tutti.
C’è poi Lewis Eisenberg, già galoppino della Goldman Sachs, che fu eletto presidente del consiglio dei commissari dell’Autorità portuale di New York e New Jersey il 9 novembre 1995. Sembra che fu lui a negoziare l’accordo immobiliare del WTC con Larry Silverstein. Fatto coincidenziale, si dimise dall’incarico all’autorità portuale poco prima di quel fatidico settembre. Partecipò poi alla ricostruzione del sito. Sono solo gli esempi più eclatanti: furono almeno altre due le personalità sioniste riconducibili al complesso e all’evento in sè.
La sicurezza all’interno del complesso, poi, fu gestita da un’azienda, la Kroll, guidata da sionisti. Capo della sicurezza del complesso del WTC all’epoca fu designato (pochi mesi prima) nientepopodimeno che l’ex investigatore speciale dell’FBI ed esperto della rete di al-Qaida, John P. O’Neill, che poi morì nel crollo.
Da notare, poi, la strana decisione da parte del colosso della navigazione Zim di spostare la sede dal World Trade Center a Norfolk, in Virginia: decisione presa e annunciata mesi prima degli attacchi, si concretizzò con il trasloco portato a termine a fine agosto/inizio settembre 2001. Zim era all’epoca di proprietà del governo israeliano.
E che dire di Netanyahu? Primo ministro fino al 1999, scrisse “Terrorismo: Come può l’Occidente vincere?”, un libro quasi introvabile, e sembra che al suo interno accennò in anticipo ai fatti di New York.
Non è una prova ma un fatto, il gruppo di israeliani presenti a New York quel giorno che in video festeggiarono dopo l’attacco alle Torri Gemelle; immagini inquietanti.
A conclusione citiamo le dichiarazioni di Francesco Cossiga, presidente del Consiglio e presidente della Repubblica italiano, che sostenne, da buon “complottista”, che gli attentati dell’11 settembre 2001 furono pianificati dalla CIA e dal Mossad per accusare i Paesi arabi e giustificare gli interventi occidentali in Iraq e Afghanistan: “Tutte le agenzie di intelligence in America e in Europa sanno molto bene che gli attacchi terroristici sono stati orchestrati dal Mossad, in collaborazione con le fazioni israeliane in America, al fine di avviare un’azione offensiva agli stati arabi e per esortare i poteri occidentali a partecipare alla Guerra in Iraq e in Afghanistan“.
Vi è un collegamento sinistro, infine, in tutto questo, con il sistema Epstein. Michael Chertoff, l’ex vice procuratore generale che ha gestito la “non-indagine” sull’11 settembre, fa parte del consiglio di amministrazione di Carbyne, la società di Ehud Barak, già finanziata da Jeffrey Epstein. Barak, ai tempi primo ministro di Israele, che subito si gettò nella narrativa globalista rispetto a quanto accadde.
Morirono 2.977 persone quel giorno. Oggi, tra i sopravvissuti, l’incidenza di malati di cancro è molto alta. Quel sacrificio umano portò all’inizio del nuovo ordine mondiale globalista. Della menzogna spacciata per verità in mondovisione. Dell’inganno globale ai danni del popolo che solo il Covid potè eguagliare e in cui (coincidenza?) compare ancora una volta lo stesso Epstein e la sua rete. Dopo tutto questo, fa specie che ancora oggi i governi siano proni al sionismo. Fa ribrezzo che in Italia il governo Meloni cerchi di far passare una legge censura, il cosiddetto “ddl antisemitismo” (ignorando il vero significato della parola), che vieterà solo e soltanto di parlare male del sionismo, di scrivere un articolo come questo, per esempio, o di criticare lo stato genocida di Israele. Ma lo sappiamo noi “complottisti”: in guerra la prima vittima è la verità.





La domanda da -porci- è: può la Meloni rifiutarsi di eseguire le direttive imposte da questa gente senza rischiare la vita?
Se uno ha tanta paura di venire ucciso, perché deve fare il diavolo a quattro per diventare capo del Governo?
no ….ovviamente non può e DI FATTO è diventata una serva del sistema….. perché se vuoi rimanere sulla poltrona così devi fare …
Ottima ricostruzione. Nel breve spazio di un articolo non si sarebbe potuto fare di meglio.
Vorrei però soffermarmi su un aspetto che nella rievocazione dei fatti dell’11 settembre 2001 viene spesso sottaciuto: il crollo della terza torre – il WTC7.
E’ un aspetto importante perché all’interno di quell’edificio pulsava il cuore segreto dell’intelligence statunitense, una filiale della CIA adibita a cassaforte per i dossier più scottanti dell’epoca. Tra quelle mura erano archiviate le prove cartacee dei crack miliardari che avevano messo in ginocchio i mercati all’inizio degli anni Duemila, primi fra tutti i monumentali scandali Enron e Worldcom. Solo la frode Enron ammontava a una fortuna stimata in 70 miliardi di dollari, tutti soldi sottratti ad ignari investitori. Ma il crollo del grattacielo ha risolto tutto con un magico colpo di spugna: fumo, macerie e documenti originali polverizzati per sempre.
Tuttavia, il vero fiore all’occhiello del palazzo si trovava al ventitreesimo piano: un avveniristico quartier generale blindato, concepito per resistere a qualsiasi catastrofe grazie a sistemi di aerazione indipendenti, vetrate antiproiettile e generatori d’emergenza. Una fortezza teoricamente destinata alla gestione dei soccorsi. I soliti malpensanti, però, suggeriscono una lettura decisamente più sinistra: quel bunker non sarebbe servito a coordinare i pompieri, bensì gli stessi registi dell’attentato. Da quella privilegiata plancia di comando sarebbe stata organizzata l’intera operazione sotto falsa bandiera – incluse le demolizioni controllate delle Torri Gemelle – prima che lo stesso edificio 7 del World Trade Center, venisse deliberatamente fatto collassare per cancellare ogni traccia.
Come dare una spiegazione logica alla repentina e misteriosa implosione del WTC7, senza per questo cedere alla scomoda tesi, suggerita nell’articolo, del complotto interno agli Stati Uniti coadiuvato dai servizi segreti dell'”unica democrazia del Medio Oriente”? Beh, si potrebbe esplorare una via alternativa: il suicidio romantico. Provate a immedesimarvi in quel povero palazzotto che dal basso dei suoi miseri 47 piani guardava le Torri Gemelle – entrambe di 110 piani – come due maestose figure genitoriali di cemento armato che vegliavano su di lui dall’alto, offrendogli una sicurezza, un intimo e rassicurante affetto quotidiano, che durava da oltre trent’anni. Svaniti nel nulla i suoi numi tutelari, il coraggioso orfanello edilizio ha incassato il colpo, resistendo stoicamente per ben cinque ore. Poi, il dramma: il suo cuore d’acciaio non ha retto e si è letteralmente sciolto – spiegando così, con buona pace degli scienziati, quell’irrilevante dettaglio dei fiumi di metallo fuso trovato tra le macerie.
E noi lì, in quel pomeriggio settembrino di venticinque anni fa, davanti agli schermi televisivi, sbalorditi spettatori di quel melodramma, a chiederci come sia potuto crollare il WTC7, visto che non era stato neppure sfiorato dai due aerei dirottati; a domandarci come un grattacielo sia potuto venir giù a velocità di caduta libera, come se i piani inferiori non avessero opposto alcuna resistenza. Noi, che ancora oggi siamo increduli di fronte al prodigio emotivo a cui abbiamo assistito: un crepacuore che disintegra le leggi della fisica in un battito di ciglia.
la narrazione ufficiale dice che dalla torre vicino al Wtc7 sono partiti detriti incandescenti che hanno dato fuoco ai primi piani e per mancanza della rete idrica bloccata dal crollo delle torri, non si è potuto intervenire a bloccare le fiamme, così la temperatura dell’incendio ha raggiunto i 600 gradi causando l’implosione della struttura del WTC7 …..questo è quanto DICONO GLI ESPERTI…..purtroppo non credo ad una sola parola di quello che dicono i main stream ufficiali ….e mi tengo la mia opinione che concorda molto su altre cause …..cause create dai servizi segreti ed altro. Cossiga DOCET !!
Che vi sia un asse Washington – Tel Aviv è fuor di dubbio .
Che la colonia a stelle e strisce , fortemente voluta dagli USA , in Medioriente sia in difficcoltà è sotto gli occhi di tutti .
Che Washington stia dando una mano ad Israele ed alla sua traballante esistenza è confermato dalla recente guerra degli USA contro l’Iran e che questa guerra , come quella contro l’Iraq e quella in Afganistan , stia creando seri problemi all’attuale amministrazione Trump è oramai un dato di fatto . Il conflitto che sarebbe dovuto durare due o al massimo quattro settimane , secondo le dichiarate intenzioni del capo della Casa Bianca , si sta rivelando molto ben più arduo del previsto e , visto le premesse , non sarà affatto difficile prevedere che si protrarrà ancora a lungo , e che andrà a rimpinguare la già ormai nutrita lista di conflitti NON vinti dagli USA , dal 1945 ad oggi .
Scorrendo questo corposo elenco di guerre americane “malriuscite” , la domanda nasce spontanea : come hanno fatto gli USA a vincere la seconda guerra mondiale in Europa ?
Le risposte potrebbero essere :
1) Grazie al significativo contributo dell’URSS .
L’Armata Rossa , infatti , da sola tenne e riconquistò tutto il fronte orientale , con un numero elevatissimo di vite umane andate perdute .
E’ alquanto probabile che se non ci fosse stata Mosca , con la sua determinante azione , gli USA , per chiudere il conflitto in Europa , avrebbero usato l’atomica , come fecero in Giappone .
2) Grazie agli errori tattici e strategici ( furono più di uno ) commessi dalla Germania e dall’ Italia . Ad esempio , per quanto riguarda la Germania , Hitler nel suo “Mein Kampf” aveva asserito che , durante il corso della prima guerra mondiale , la Germania aveva fatto un gravissimo errore : quello di combattere su due fronti (quello orientale e quello occidentale) , ma nella seconda guerra mondiale , non solo questo errore non venne evitato , memori di quanto già accaduto , ma si fece di peggio , infatti , i fronti aperti dalle Forze Armate tedesche furono senz’altro più di due .
Per quanto riguarda l’Italia , ad esempio , l’errore principale fu quello di scendere in guerra con delle Forze Armate impreparate e dotate di armamenti ed armamentari superati , tecnologicamente inadeguati e non al passo con i tempi .
3) Entrambi le cose già elencate al punto 1 ed al punto 2 che contribuirono sinergicamente a regalare , su un piatto d’argento , la vittoria agli USA ed ai suoi giannizzeri .
A noi , adesso , non resta altro che assistere al triste spettacolo , insieme alla compiaciuta Cina , di una sedicente superpotenza militare che dopo essersi infilata , e per l’ennesima volta e con tutte le intenzioni , in un inestricabile ginepraio non riesce a capire come uscirne . Sperare che quelle teste senza cervello di Bruxelles colgano l’attimo , l’ennesimo , per accelerare sull’allontanamento da Washington , scegliere una lingua comune per l’UE , che non sia , ovviamente , l’inglese , dar vita ad un esercito comune europeo e parlare con una sola voce in campo internazionale , sarebbe come sperare che sul pianeta Marte vi siano miliardi di omini verdi con le antennine sulla testa . Nel frattempo continuiamo a vedere , lieti e sgomenti , l’inesorabile tramonto militare , e non solo , degli USA .
Tutto corretto….mi permetto di aggiungere che l’Europa non è in grado di fare nulla di sensato su ALCUN ARGOMENTO sociale,economico, finanziario, militare, sanitario perché NON HA PERSONE INTELLIGENTI E DI BUON SENSO al suo vertice. Il pesce puzza dalla testa ed in Europa questa testa è ormai in putrefazione ….