di Luigi Cortese

È diventato uno dei casi più spinosi di questa primavera, e adesso – a distanza di qualche mese dai primi blitz – l’inchiesta sulle presunte false invalidità per fermare i rimpatri dei migranti sta prendendo un’aria decisamente più ampia.

Tutto parte a marzo 2026 dal reparto di Malattie Infettive dell’ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna. Otto medici finiscono sul registro degli indagati con accuse pesanti: falso ideologico e interruzione di pubblico servicio. L’idea dei PM Daniele Barberini e Angela Scorza è semplice quanto contestata: per la Procura, quei camici bianchi avrebbero firmato una trentina di attestazioni mediche “su misura” dichiarando migranti irregolari non idonei alla vita nei CPR (Centri per il Rimpatrio), bloccando così le espulsioni.

I messaggi in chat e lo scontro sull’etica

Per i profili ritenuti principali, la GIP Federica Lipovscek ha stabilito la sospensione dall’esercizio della professione per 10 mesi. A fare da perno all’impalcatura accusatoria sono finiti i messaggi scovati nei telefoni sequestrati dalla Polizia.

Tra le varie chat, ce n’è una in particolare dove una dottoressa scrive senza troppi peli sulla lingua:

“Non ho fornito l’idoneità a uno che vogliono espellere… ma è una questione etica per me, visto cosa sono i CPR”.

Frasi che per gli inquirenti dimostrerebbero un intento ideologico più che una diagnosi puramente clinica, rafforzato da scambi di moduli preconfezionati e contatti con reti esterne.

Il ruolo delle associazioni e la bufera politica

Attorno alla vicenda gravita anche il nome della SIMM (Società Italiana di Medicina delle Migrazioni). Dagli atti emergono dialoghi tra gli indagati e un infettivologo milanese legato all’associazione, intenzionato a raccogliere i certificati per tracciare una vera e propria mappa delle prassi sul territorio.

Mentre enti come Medici Senza Frontiere e varie sigle del terzo settore continuano a denunciare l’impatto distruttivo dei CPR sulla salute mentale e fisica delle persone, il fronte politico di maggioranza è insorto. Diversi parlamentari di centrodestra parlano aperto di “regia politica” dietro la quale ci sarebbero gli interessi delle grandi fondazioni internazionali, come la Open Society Foundations di Soros, accusate di finanziare una rete volta a neutralizzare le leggi sull’immigrazione per via giudiziaria e sanitaria.

Dalla Romagna al resto della regione

Nel frattempo gli investigatori non si sono fermati alle mura del “Santa Maria delle Croci”. Tra maggio e giugno gli agenti della Polizia di Stato sono entrati in diversi altri ospedali dell’Emilia-Romagna per acquisire cartelle cliniche e documentazione.

L’ipotesi da verificare è se Ravenna sia stata un’eccezione o se esistesse un vero e proprio “sistema” coordinato su scala regionale per firmare inidoneità a nastro. Per ora gli unici indagati rimangono i medici ravennati, ma i controlli sulle carte raccolte potrebbero far scattare nuove iscrizioni nelle prossime settimane.

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