Di Redazione
Quindici anni dopo che gli elettori avevano respinto una prima proposta, il parlamento del Liechtenstein ha votato per depenalizzare l’aborto entro i primi tre mesi di gravidanza, ma il principe ereditario Alois ha annunciato che si rifiuterà di ratificare la riforma. Nel principato, la sua approvazione è essenziale affinché qualsiasi legge entri in vigore.
Il 2 settembre 2026, il Landtag, il parlamento del Liechtenstein, ha approvato l’iniziativa Fristenlösung für Liechtenstein (Risoluzione sull’aborto per il Liechtenstein) con 13 voti favorevoli e 12 contrari, ma ha successivamente rifiutato di sottoporre il testo a referendum popolare. L’iniziativa mira a depenalizzare l’aborto fino al terzo mese di gravidanza, a rimuovere le restrizioni sulla sua promozione pubblica e a rendere gli aborti non punibili coperti dall’assicurazione sanitaria obbligatoria.
Il voto ha riaperto un dibattito di lunga data in questo piccolo Paese situato tra la Svizzera e l’Austria. Il 18 settembre 2011, gli elettori avevano respinto l’iniziativa Hilfe statt Strafe (Aiutare piuttosto che punire), che proponeva anch’essa una modifica della legislazione sull’aborto: il 52,3% ha votato contro, mentre il 47,7% ha votato a favore, con una differenza di 498 voti.
Un divieto che è già evoluto
In Liechtenstein, praticare un aborto rimane, in linea di principio, un reato per il medico, salvo nei casi previsti dalla legge. Tuttavia, a seguito di una riforma del 2015, una donna che si sottopone all’aborto eseguito da un medico non viene perseguita per questo motivo; e la stessa riforma ha eliminato la possibilità, per una donna residente nel Principato, di essere processata in Liechtenstein in caso di aborto praticato legalmente all’estero.
Le donne possono quindi rivolgersi a cliniche in Svizzera o in Austria, e i medici e i centri di consulenza del Liechtenstein possono fornire loro informazioni personalizzate. Contrariamente all’espressione “divieto di fornire informazioni” utilizzata dai promotori della nuova iniziativa, il governo chiarisce che la disposizione penale in questione riguarda l’offerta e la promozione pubblica di servizi di aborto, e non le consulenze mediche individuali.
Il Principe può impedire l’attuazione
Il Liechtenstein conserva un elemento istituzionale cruciale in questa materia: il ruolo del Principe non è meramente simbolico. Secondo la Costituzione, una legge approvata dal Parlamento deve comunque ricevere il suo assenso, essere controfirmata dal capo del governo o dal suo vice e poi pubblicata. La Costituzione prevede anche, a determinate condizioni, la possibilità di indire un referendum.
Il principe ereditario Alois, capo di Stato, aveva annunciato già a giugno che si sarebbe rifiutato di firmare la legge che avrebbe depenalizzato l’aborto. In un’intervista al quotidiano Liechtensteiner Vaterland, aveva spiegato che, durante il periodo di gravidanza in cui l’aborto non sarebbe più punibile, lo Stato avrebbe di fatto rinunciato al diritto di tutela del nascituro. Il principe ha riconosciuto le implicazioni della sua decisione: «Su questioni così fondamentali come la tutela della vita, un capo di Stato deve prendere una posizione chiara e assumersi la responsabilità, anche se questa è la strada più difficile», ha dichiarato.
Ad oggi, il Parlamento ha approvato una riforma, ma il Liechtenstein non ha legalizzato l’aborto. Possa questo principato di 42.000 abitanti, dove la Chiesa cattolica romana è riconosciuta dalla Costituzione come Chiesa di Stato, continuare a dimostrare che una madre in difficoltà deve ricevere un sostegno concreto e che suo figlio deve conservare la protezione della legge.
Fonte: https://fsspx.news/it





Una buona notizia in Europa !!!
Il netto “no” del principe ereditario Alois alla depenalizzazione dell’aborto è un faro di speranza e una lezione di coraggio per un’Europa ormai priva di bussola morale. Questa vicenda lancia un messaggio potente: quando i parlamenti si piegano alla cultura della morte, spetta a una guida solida ergersi a scudo dei più deboli e indifesi, quali sono i bambini non ancora nati, rifiutando ogni compromesso politico. Va però detto che questa fermezza è resa possibile dal fatto che il Liechtenstein non è uno Stato laico, ma rientra nella definizione di Stato confessionale per via del profondo legame che mantiene con il cattolicesimo. A differenza di uno Stato laico come quello italiano, in cui le leggi si adeguano al relativismo etico ed evolvono in base al mutare dei costumi e delle opinioni della maggioranza, l’ordinamento giuridico del Liechtenstein riflette una visione nella quale i valori morali fondamentali sono considerati assoluti, immutabili e preesistenti alle decisioni umane. E così, mentre il resto dell’Occidente marcia verso la sua dissoluzione, il piccolo Principato testimonia che è ancora possibile opporsi alla mentalità moderna difendendo con orgoglio la vita, la famiglia e la tradizione.